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Melegatti, amarezza e dispiacere per il fallimento dell'azienda del pandoro

Il sindaco di San Martino Buon Albergo: "L'apertura del nuovo stabilimento aveva creato molte aspettative. Mi auguro che il marchio sia preservato e che i lavoratori vengano tutelati"

La Melegatti è fallita. L'azienda fondata da Domenico Melegatti, l'inventore del pandoro, ha terminato la sua storia cominciata nell'Ottocento e ora siamo ai titoli di coda. Il tribunale di Verona ha accolto ieri, 29 maggio, la richiesta di fallimento presentata dal pubblico ministero, dando così il via ad una lunga e triste fase conclusiva. I giudici hanno messo la ditta in mano ai curatori fallimentari e l'udienza di verifica dei debiti (stimati in circa 50 milioni di euro) sarà ad ottobre. Di liquidazione dunque si potrà parlare solo dal prossimo autunno, intanto si possono valutare le offerte di chi magari vuole rilevare la Melegatti oppure procedere con l'affitto di ramo d'azienda. Da valutare infine anche la possibilità di riattivare la produzione, ma solo con un'adeguata copertura finanziaria ed un'effettiva convenienza.

"Profondo dispiacere per questo epilogo", è stato espresso dal sindaco di San Martino Buon Albergo Franco De Santi.

Con l'apertura dello stabilimento di San Martino Buon Albergo si erano generate molte aspettative per il nostro territorio, in particolare da un punto di vista occupazionale - ha aggiunto De Santi - Ho seguito da vicino l'evolversi della vicenda, anche in occasione degli incontri organizzati in prefettura, durante i quali ho evidenziato la necessità che venisse salvaguardato il marchio Melegatti, che andava preservato al di là dei problemi societari. Il mio pensiero va a tutti i dipendenti storici dell'azienda e a coloro che in prospettiva avrebbero potuto lavorare nello stabilimento di San Martino Buon Albergo. Mi auguro che dal fallimento nasca la volontà da parte dei possibili nuovi acquirenti di non dividere le attività dell'impianto produttivo, preservando il marchio Melegatti. Così facendo potranno essere tutelati in misura maggiore gli attuali lavoratori.

Ma la notizia del fallimento della Melegatti ha avuto un eco che è andato ben oltre i confini provinciali. Il presidente dal Veneto Luca Zaia ha espresso la volontà di avviare il prima possibile "un confronto che consenta di garantire quelli che sono obiettivi irrinunciabili, come mantenere l'attività produttiva e quindi i mercati di riferimento, salvaguardare l'occupazione, mantenere in vita un marchio storico e una azienda simbolo del Veneto e delle sue tipiche produzioni dolciarie". E anche il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi si è detto amareggiato per il mancato accoglimento della proposta del fondo americano D.E. Shaw & Co.

C'erano sul tavolo oltre 20 milioni, un piano industriale per il rilancio - ha detto Valdegamberi - Il tutto buttato alle ortiche, distruggendo la storia di questa azienda simbolo del nostro territorio. Melegatti la si è voluta distruggere e anche il Tribunale ha fatto la propria parte, facendo pagare di fatto le colpe ai lavoratori e non ai diretti responsabili. È una fine vergognosa che fa rifletterete e mi lascia molti dubbi perché la verità è una sola: l'intervento di questo fondo (che ha salvato molte imprese in crisi) Verona non l'ha mai voluto. Perché? Forse perché aveva dei contratti con la Ferrero?

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