Umilia i figli, picchia la suocera e violenta ripetutamente la moglie: 33enne condannato a nove anni

L'uomo per cinque anni ha fatto vivere la sua famiglia in un vero e proprio incubo, torturando la giovane consorte e i suoi bambini ed arrivando a coinvolgere anche altri membri della famiglia

Un rapporto coniugale trasformato in un incubo, una casa divenuta un luogo di tortura, una famiglia ridotta a brandelli. C'era tutto questo, ieri, nei banchi del tribunale scaligero. Purtroppo il territorio veronese non è nuovo a casi di abuso famigliare, ad episodi di violenza su mogli e fidanzate, a bambini costretti a sopportare oppressioni e botte, ma difficilmente tutto questo si trova in una sola causa. Eppure sono queste alcune delle accuse che ieri sono state mosse contro un veronese, che ha dovuto rispondere davanti alla legge per violenze sessuali, sequestro di persona e lesioni ripetute.

LA VICENDA – Cinque anni, tanto è durato l'abuso del marito sulla moglie e sui figli. Ieri il trentatreenne ha pagato per quella vita d'inferno vissuta da moglie, cinque figli piccoli e suocera lunga cinque anni in quella casa del Villafranchese. Il tribunale lo ha condannato a nove anni e sei mesi di carcere. Al termine del processo, l'imputato ha fatto ritorno a casa della sorella dove si trova agli arresti domiciliari. La lista delle accuse partiva con i maltrattamenti alla moglie per passare al sequestro di persona sempre dell'ex per continuare alla violenza sessuale e per finire con la violazione degli obblighi di assistenza famigliare per aver privato moglie e figli dei mezzi di sussistenza. Il tribunale ha condannato il trentatreenne anche a risarcire la moglie con una provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro e con 15mila euro i figli. Il pm aveva chiesto 12 anni di carcere. Durante la loro arringa, i difensori del trentaduenne, invece, hanno chiesto e ottenuto l'assorbimento del reato di sequestro di persona con quello di violenza sessuale.

VITA DI ORRORI - Si parte delle ingiurie rivolte ripetutamente alla moglie anche in presenza dei figli. La ventisettenne, poi, non poteva uscire di casa se non il tempo strettamente necessario per fare acquisti. La donna veniva picchiata ripetutamente e una volta il marito le lanciò un attaccapanni colpendola al volto mentre un'altra la raggiunse con un colpo di scopa al collo, procurandole un livido. Punizioni “umilianti” anche per i figli e botte pure al cognato, riporta ancora l'accusa. L'uomo era arrivato a picchiare anche la suocera al punto tale da doverle essere asportata la milza. Ma per questa vicenda e per i maltrattamenti subiti dalla moglie fino all'agosto 2010, il trentatreenne aveva già patteggiato la pena a due anni con pena sospesa il 28 giugno 2011. Si arriva poi ai passaggi più cruenti delle accuse in cui si parla delle violenze sessuali subite dalla donna fino al sequestro di persona. La donna veniva rinchiusa nella camera da letto per costringerla ad avere rapporti sessuali. L'aveva costretta a sottoporsi ai suoi desideri anche durante la gravidanza fino ad una settimana prima di partorire.

PAURA DI PARLARE – Il processo di ieri ha visto anche qualche momento problematico, in cui i giudici non sapevano cosa fare né cosa pensare. È accaduto quando una teste è apparsa reticente alla corte. Nonostante i numerosi inviti del presidente del tribunale, la donna ha mantenuto una condotta “elusiva” e così il tribunale ha ordinato la trasmissione degli atti alla procura per falsa testimonianza oltre che per oltraggio alla Corte. Mentre usciva dall'aula, la teste avrebbe detto frasi che i magistrati hanno ritenuto lesive del tribunale.

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