Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Verona, terremoto in Regione: pioggia di soldi alle "ditte vicine". Arrestato dirigente. Indagato Conta

Sfilza di accuse da parte della guardia di finanza a seguito delle indagini che partono dallo scandalo "Mose": peculato, malversazione, abuso d'ufficio, falsità in atti pubblici. Indagato anche Chisso. Il politico veronese: "Estraneo ai fatti"

Un altro terremoto in Regione. Finanzieri a caccia di soldi nei conti correnti, alcuni dei quali scovati in Svizzera. Circa 200 i militari del Nucleo di polizia tributaria di Venezia che sono entrati in azione all'alba di martedì e che hanno finora fatto scattare le manette ad un dirigente della Regione Veneto, Fabio Fior (che is trova ai domiciliari), a a due imprenditori del settore smaltimento rifiuti. Sono state circa 50 le perquisizioni scattate tra Veneto ed Emilia Romagna e svariati i sequestri dei depositi delle società coinvolte nelle indagini. Sono venti gli iscritti nel registro degli indagati: figurano ex magistrati alle Acque, sindaci, funzionari regionali e imprenitori. Tra gli indagati nell'inchiesta che ha portato all'esecuzione di tre provvedimenti restrittivi di cui uno nei confronti del dirigente regionale, compaiono anche nomi già finiti nelle carte della vicenda sul Mose di Venezia.

GLI INDAGATI - Il più illustre è quello dell'ex assessore regionale, Renato Chisso, 60 anni, ancora in carcere a Pisa, il suo segretario Roberto Casarin, 69, e gli ex presidenti del magistrato alle Acque di Venezia Maria Giovanna Piva, 66, e Patrizio Cuccioletta, 70. Tra le persone coinvolte nell'inchiesta odierna anche l'ex assessore all'Ambiente Giancarlo Conta, 65 anni, di Verona, il suo ex segretario Paolo Zecchinelli, 50, di Pescantina, l’ex sindaco di Sant'Urbano (Padova), Dionisio Fiocco, 49, e l'ex sindaco di Piacenza d'Adige (Padova) Giorgio Lucio, 47, l'ex sindaco di Torri del Benaco, Giorgio Passionelli, 49. E ancora i dirigenti del consorzio "Venezia Nuova" Roberto Pravatà, 60 e Johann Stocker, 68, di Merano (Bolzano) e Roberto Rosselli, 56, di Collecchio (Parma).

Le indagini della Finanza traggono origine da un approfondimento informativo a seguito di un controllo incrociato ai fini tributari nel settore dei materiali ferrosi effettuato nel 2011 negli uffici della Regione Veneto. Dalle indagini è emersa la figura del dirigente regionale Fior, che assommava su di sé molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione Valutazione Impatto Ambientale e della Commissione tecnica regionale all’Ambiente.

LE INDAGINI - Le indagini dei finanzieri hanno evidenziato come il dirigente, conoscendo l’iter delle varie pratiche, riusciva a farsi nominare collaudatore delle opere, in alcuni casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilità con tale incarico e, in altri casi, omettendo del tutto di richiedere l’autorizzazione all’incarico alla Regione Veneto. Sotto le lenti degli investigatori anche le modalità di nomina delle società che per legge dovevano fungere da terzi controllori indipendenti: le indagini indicano che tali società sarebbero riconducibili al dirigente attraverso una fiduciaria svizzera, gestita da un commercialista a lui vicino, indagato. Sono stati anche monitorati molteplici viaggi dall’Italia alla Svizzera degli indagati che comproverebbero, grazie anche agli accertamenti bancari effettuati dalle Fiamme Gialle, un’ingente fuga di capitali illeciti. Le imprese coinvolte potevano contare su modalità agevolate di assegnazione dei contratti di controllo, grazie appunto all’illecita condotta del dirigente in seno agli organismi competenti della Regione Veneto: in questo modo le imprese hanno acquisito notevoli profitti che difficilmente sarebbero stati conseguibili in una situazione di “libero mercato”.

In una prima fase delle indagini sono anche state contestate amministrativamente le omesse comunicazioni agli organismi competenti degli avvenuti collaudi da parte dei committenti: ciò ha permesso all’Erario di recuperare circa due milioni di euro di sanzioni per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione. A fronte di tale attività la Regione Veneto ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del dirigente regionale, che è stato sospeso dal proprio ufficio. I reati complessivamente contestati sono: peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

SUL GARDA - Anche quest’indagine ha evidenziato il coinvolgimento di soggetti già resisi protagonisti della maxi - operazione inerente la realizzazione del sistema "Mose". Le società riconducibili al dirigente regionale hanno ricevuto in affidamento diretto l’esecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti sul territorio regionale e di certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell’assessorato all’Ambiente (retto prima da Conta e poi da Chisso) e assegnati al magistrato alle Acque di Venezia per l’individuazione del soggetto esecutore. Tra gli otto comuni il capofila sarebbe stato quello di Torri del Benaco.

È stato ricostruito che il magistrato alle Acque ha affidato l’incarico direttamente al consorzio "Venezia Nuova", aggirando la normativa sugli appalti. Attraverso la complicità di un funzionario del consorzio, indagato per abuso d’ufficio, i lavori di telerilevamento per 2,5 milioni di euro sono stati assegnati a una Srl riconducibile al dirigente regionale e ai suoi sodali: la Regione non ha invece sborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei comuni rivieraschi del Garda perché le società riconducibili al dirigente non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute. Il dirigente, secondo la Finanza, ha operato fraudolentemente anche nel progetto di forestazione della discarica di un comune del padovano, a Sant'Urbano: prendendo spunto dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ha creato i presupposti per l’istituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune del Padovano.

Il denaro del fondo è stato attribuito attraverso un incarico fatto avere direttamente a una società, creata ad hoc e riconducibile al dirigente, che ha ricevuto complessivamente 5 milioni di euro in virtù di una convenzione con le amministrazioni locali, in particolare con il Comune: le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di ciò, la Regione Veneto, cooperando con le Fiamme Gialle di Venezia, ha aperto un contenzioso con la società, tuttora in corso, ottenendo la restituzione di oltre tre milioni di fondi indebitamente percepiti.

L'EX ASSESSORE CONTA - "In riferimento alle notizie che vedono inserito il mio nome all'interno di indagini in corso, tengo a sottolineare che sono assolutamente estraneo ai fatti – afferma, in una nota ufficiale lo stesso Giancarlo Conta, attualmente capogruppo del Nuovo Centrodestra-Veneto autonomo. “Il mio operato come amministratore è sempre stato trasparente e rispettoso delle normative e delle procedure – prosegue Conta - Pertanto confido nell'operato della magistratura. Diffido gli organi di informazione ad associare il mio nome e la mia persona a comportamenti politico-amministrativi non leciti".

L'EX SINDACO PASSIONELLI - Dal canto suo, l'ex sindaco di Torri del Benaco, Giorgio Passionelli, si dice allibito. Stupefatto perchè l'ha appreso dai giornali online e dal motivo delle contestazioni che gli sono state mosse e che arrivano a pochi giorni di distanza dall'assoluzione con formula piena dal processo che lo vedeva imputato per presunti scambi di favori in Comune. Come per l'ex assessore Conta, l'accusa è di abuso d'ufficio relativamente alla gestione del progetto di riqualificazione ambientale in otto comuni del Garda. La Finanza in particolare contesta che l'affidamento al Servizio informativo del consorzio "Venezia Nuova" non sarebbe avvenuto tramite regolare gara d'appalto e quindi in maniera "diretta", senza considerare tariffe più vantaggiose. Si parla di un finanziamento dalla Regione di oltre un milione e 360mila euro. In più il Comune di Torri sarebbe stato considerato "capofila" del progetto senza che ci fosse stato un atto ufficiale in grado di formalizzarlo. Il denaro, dopo la sospensione del dirigente Fior, era stato bloccato e il progetto era affondato. "C'eravamo riuniti più volte con gli altri sindaci del lago - avrebbe spiegato Passionelli sulle pagine del Corriere Veneto - ma tutte le discussioni si sono concluse con un nulla di fatto". 

LE REAZIONI - Tra i primi a commentare i risvolti dell'inchiesta della Finanza è il deputato veronese Mattia Fantinati del Movimento 5 Stelle, che chiede provvedimenti immediati proprio contro l'ex primo cittadino di Torri: "Il castello sta crollando, portando alla luce tutto il marcio che nascondeva dentro. Una rete che è riuscita a estendersi su diverse province venete, fino a portare i suoi tentacoli sul Garda, bussando alla porta dell’ex sindaco di Torri del Benaco, Giorgio Passionelli. Il quale, va ricordato, è tutt’ora presidente della Comunità del Garda, carica dalla quale auspico si dimetta immediatamente. Ma c’è un altro filo rosso che collega questa indagine veneziana al Veronese, ed è l’impianto di Ca’ del Bue, del quale Fabio Fior dal 2007 al 2010 è stato presidente della commissione per la riapertura. Il Movimento Cinque Stelle da sempre si è schierato contro la riattivazione di questo impianto, che non porterebbe alcun vantaggio, né in termini economici né di salute, ai cittadini. Invito la magistratura a continuare con le indagini: la sensazione è che il quadro si farà sempre più chiaro".

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