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Verona, "mandata a pulire i bagni e umiliata al lavoro". Responsabile accusata: "Non parlate con lei"

La 36enne al lavoro nell'area di servizio "Garda Ovest" trascinata in tribunale dall'ex dipendente: "Turni massacranti di 13-14 ore e demansionata". Secondo l'accusa c'era un piano per isolarla

Mobbing. In rete lo descrivono come comportamento violento, fisico e verbale, composto da angherie, vessazioni, insulti, umiliazioni. Ed emarginazione, appunto. Quest’ultimo fattore tratteggia il caso di una dipendente dell’area di servizio “Garda ovest” che, secondo le accuse, sarebbe stata maltrattata dalla responsabile di 36 anni da ottobre 2009 a luglio 2010. La prima udienza del processo è durata ore e hanno sfilato decine di testimoni. La responsabile è stata trascinata in tribunale dopo che presunta vittima si era rivolta ad un avvocato per discutere delle umiliazioni subite. Secondo la testimonianza della rappresentante sindacale della Cgil, Paola Salvi, i turni di lavoro erano “massacranti”, anche di 13 o 14 ore (compresi gli straordinari) e la dipendente sarebbe stata progressivamente demansionata, passando da responsabile del punto vendita alla pulizia dei bagni. Da parte sua, la difesa ha chiarito che orari e mansioni del genere toccavano a tutti i dipendenti, sulla base dei turni. Come spiega L’Arena, inoltre,

Per l'accusa, c'erano anche le minacce di «licenziamento» o «decurtazione nella busta paga». La vittima poi veniva «rimproverata di continuo per motivi pretestuosi» con «umiliazioni di fronte alle colleghe e ai clienti». Una situazione tale che costrinse la dipendente a dimettersi nel luglio 2010 a causa anche di uno stato psichico patologico con malattia durata per più di 40 giorni. Ieri è giunta la conferma in aula da parte di un paio di testi di un grave stato di disagio della vittima. «Ha dato le dimissioni per giusta causa», ha raccontato la rappresentante dei lavoratori, «aveva continui attacchi di panico».

Dalle ricostruzioni della presunta vittima si è ipotizzato anche il tentativo di isolarla dalle altre colleghe. “Non rivolgetele la parola”, avrebbe invitato la 36enne. Il consulente convocato per chiarire lo stato mentale dell’ex dipendente ha poi confermato lo “stato psichico patologico” che aveva subito. Il processo tornerà in settembre.

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