Cronaca Centro storico / Corso Cavour

Aggressione degli ultras al Bar "Oro Bianco": 35 tifosi napoletani denunciati

Tra questi solamente 9 risultano essere incensurati, mentre tutti gli altri hanno alle spalle precedenti anche gravi. Determinanti per le indagini le celle telefoniche e i controlli sul territorio registrati nelle banche dati

Sono stati tutti identificati i responsabili dell'assalto al Bar Caffé "Oro Bianco", situato a Verona in corso Cavour, avvenuto il 5 novembre scorso poco prima della partita di Serie A Chievo Verona - Napoli, che si è disputata al Bentegodi. Si tratta di 35 persone tra i 20 e i 47 anni, quasi tutte residenti nella provincia napoletana, salvo una proveniente da Avellino e una da Caserta, tutte indicate dai testimoni del fatto come sostenitori della formazione partenopea. 

L'ASSALTO - Il raid era scattato intorno alle 14:34 di quella domenica, con 9 mezzi che bloccavano la viabilità del Corso mentre buona parte degli occupanti era scesa dall'auto per sfondare i vetri del locale, utilizzando sedie e tavoli presenti all'esterno e provocando momenti di grande paura per i clienti presenti che si sono barricati all'interno. Un raid durato circa 4 minuti, al quale hanno assistito alcuni veronesi, tra cui un padre e suo figlio che stavano passeggiando nella zona: il ragazzo a quel punto ha estratto il cellulare per filmare la scena, ma da una delle auto è sceso un minore di 14 anni con l'intento di impedirgli di riprendere. Il genitore però non ha permesso al giovane partenopeo di intervenire e lo ha spinto via: questi poi si sarebbe rivolto agli altri membri del gruppo, facendo presente che erano stati ripresi, ma la necessità di andarsene prima dell'arrivo della Polizia era prioritaria, così si sono allontanati facendo perdere le proprie tracce in direzione di Castelvecchio e Porta Palio. 

LE RICERCHE - Le indagini della Digos scaligera, coordinate dal Sostituto Procuratore Beatrice Zanotti, sono scattate immediatamente. Grazie ai racconti dei testimoni sono stati ricostruiti quei momenti di assurda violenza, secondo i quali i facinorosi sarebbero stati muniti di spranghe e mazze, mentre qualcuno avrebbe anche visto spuntare un coltello (fatto, quest'ultimo, non provato dalle forze dell'ordine). Alcuni ultras inoltre in precedenza erano stati avvistati per le vie del centro cittadino, all'interno del Caffé Duchi di via Leoni e in quello di corso Portoni Borsari. 
Sono stati quindi acquisiti tutti i filmati delle telecamere cittadine, dei varchi Ztl, degli enti privati e anche quelle dei tassisti rimasti bloccati nei momenti del raid di corso Cavour. Nonostante questo, l'attività investigativa si è subito presentata come tutt'altro che facile, visto che il luogo in cui è avvenuto l'episodio non è ben coperto dagli "occhi elettronici" cittadini, con presente solo quello della vicina Banca d'Italia: gli inquirenti hanno dovuto quindi partire a ritroso per risalire all'identità dei responsabili. 

IL VIDEO DELL'ASSALTO

IL TRAGITTO - Il percorso compiuto dai 9 mezzi, e poi dai tifosi nel centro cittadino, è stato ricostruito grazie all'uso delle immagini di videosorveglianza acquisite, ma un grande ruolo lo hanno poi ricoperto le celle telefoniche del territorio e le verifiche sulle banche dati. La Polizia inoltre ha verificato i contatti avuti dal gruppo (prima, il giorno stesso e successivamente) con un'altra persona di origini napoletane da anni residente nel Veronese e presente quella domenica allo stadio per la partita. 
Gli investigatori hanno così appurato che, probabilmente per evitare i controlli messi in atto in questo tipo di manifestazioni lungo le strade principali, i veicoli sono entrati in città dal quartiere di borgo Roma e sono stati parcheggiati poi in malo modo nella zona di Porta Leoni. A quel punto il gruppo ha fatto tappa ai Duchi Caffé ed è arrivato fino alla fine di corso Portoni Borsari cantando cori da stadio, per poi fare ritorno alle auto e dirigersi al Bar Caffé "Oro Bianco" per effettuare il raid. 
A quel punto, solamente in 9 si sono recati allo stadio, mentre gli altri hanno fatto ritorno nel capuologo campano: tra i primi inoltre, diversi avevano un biglietto con un nome che non corrispondeva al loro, tra cui anche il padre del minore, sul cui tagliando era riportato il nome di una donna con la quale aveva avuto una relazione. Per quanto riguarda i veicoli invece, molti erano stati presi a noleggio, utilizzando anche il nome di persone non presenti quel pomeriggio, dettaglio che ha complicato non poco l'attività investigativa.

LE DENUNCE - Ma grazie anche ai controlli svolti sul territorio e registrati nelle banche dati, che hanno permesso ad esempio di associare una o più persone al gruppo, e alle telecamere presenti sui tornelli, gli uomini della Questura di Verona sono riusciti a risalire alle identità dei facinorosi coinvolti nell'episodio, i quali sono stati denunciati, in concorso, per danneggiamento aggravato e violenza privata aggravata dalla minaccia e dalla violenza sulle cose. Per il padre del minore inoltre è scattata anche l'aggravante per essersi avvalso, per la commissione dei reati, del ragazzo non imputabile all’epoca dei fatti ed è stato quindi segnalato al Tribunale di Venezia.
Solamente 9 di questi risultano essere incensurati, mentre gli altri risultano essere destinatari di numerosi fogli di via da diversi comuni italiani e annoverano precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, istigazione a delinquere, danneggiamento, associazione per delinquere aggravata, interruzione di pubblico servizio, devastazione e saccheggio, incendio, sequestro di persona, violenza privata, minaccia e rapina.

N.I.S.S. - Inoltre, grazie alla collaborazione della Questura di Napoli, che ha contribuito all’identificazione di 6 di loro, è stato appurato che 15 tra i denunciati sono ultras aderenti al gruppo denominato N.I.S.S. (Niente Incontri Solo Scontri), che si è distinto negli anni per gli atti di violenza e di intemperanza sia nei confronti delle tifoserie avversarie, sia verso le forze dell'ordine. Secondo il personale della Digos, il N.I.S.S. sfuggirebbe alle solite dinamiche del tifo organizzato, dal momento che i membri non entrano allo stadio, neppure nelle partite in casa, ma stazionano all'esterno per dare vita ai tafferugli. 

Il movente dell'episodio è stato quindi ricondotto alla rivalità tra i tifosi del Napoli e dell'Hellas Verona, che già il 19 agosto aveva portato alla denuncia di 23 ultras scaligeri e 2 della Lazio. 
15 dei tifosi napoletani coinvolti in passato sono già stati colpiti dal Daspo, alcuni di loro per ben 4 volte, e il Questore Petricca ora avvierà per tutti il procedimento per inibire l'accesso a manifestazioni sportive 

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