Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Dopo le accuse, Zanini passa al contrattacco e chiede di essere interrogato

Il 52enne, gestore di una società di ristorazione e dell'Ippopotamo, si prepara a respingere i campi d'imputazione che ne ha provocato l'arresto nella notte di martedì

Mentre all'Ippopotamo di piazza Brà tutto sembra procedere come al solito, con i camerieri indaffarati ma cortesi con i clienti, Roberto Zanini prepara la sua controffensiva alle accuse che ne hanno provocato l'arresto nella notte di martedì. Il 52enne, che gestisce una società che si occupa di ristorazione, dovrà rispondere di numerosi reati, tra cui minacce e violazioni in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, evasione fiscale, violenza privata. 
La replica di Zanini, che si trova ora agli arresti domiciliari, è stata affidata ai suoi avvocati Giuseppe Pavan e Gianluca Spolverato, che sulle pagine de L'Arena contestano punto su punto i risultati dell'indagine partita nel 2013, grazie ad una decina di esposti presentati da alcuni ex dipendenti. 
Il primo punto riguarda la violenza e le minacce nei confronti dei dipendenti. L'indagato nega che simili episodi siano mai avvenuti, "tanto è vero che nell'ordinanza che ha disposto gli arresti domiciliari è lo stesso gip a scrivere che non sussistono gravi indizi per questi reati", affermano i legali sul quotidiano veronese. Per quanto riguarda invece i reati in materia tributaria riguardanti fatti del 2013, lo stesso Zanini avrebbe trovato a marzo un accordo con l'Agenzia delle Entrate, per il pagamento di sanzioni e tributi arretrati: "Non si capisce come l'autorità giudiziaria non fosse a conoscenza di questo accordo, che riguarda i medesimi fatti per i quali è scattata la misura cautelare", affermano Pavan e Spolverato. 
"La gestione del locale avviene in maniera perfettamente legale sia sotto il profilo tributario che sotto quello del trattamento dei lavoratori", proseguono gli avvocati su L'Arena, affermando che il loro cliente è già pronto a farsi interrgore per fornire le dovute spiegazioni al giudice. Anche l'importo riportato nei giorni scorsi sul debito dell'imprenditore con il fisco sarebbe sbagliato e ben inferiore ai 4 milioni e mezzo indicati in un primo tempo. 

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