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Mattia Cacciatori (Foto web)

Mattia Cacciatori (Foto web)

Mattia Cacciatori liberato a Istanbul: "Non mi aspettavo di essere fermato"

Apprensione per gli sviluppi della vicenda. Il fotografo freelance 24enne di San Giovanni Lupatoto è riuscito a parlare con i genitori dopo una notte in cella in Turchia: "Il console italiano mi assiste"

E' stato come un "party in prigione". Trova la voglia e la forza di scherzare il fotoreporter Mattia Cacciatori rilasciato lunedì sera dalla polizia turca dopo essere stato fermato sabato scorso mentre stava filmando e scattando foto della manifestazione di Gezy Park. Il giovane, atteso nelle prossime ore in Italia, scherza su quanto accaduto nei due giorni e mezzo passati in mano alla autorità dopo il fermo, ma il suo discorso tradisce anche l'emozione e la serietà dell'analisi: "Non mi aspettavo proprio di essere fermato - dice all'Ansa -. C'era il fumo dei lacrimogeni. la mia maschera non teneva più. Ne ho passate tante di esperienze di manifestazioni ma in quel fumo c'era qualcosa. Non so. Mi sono spostato e mi hanno bloccato". Cacciatori ricorda come in un film la sequenza di quei minuti: l'essere spinto contro un muro, l'inutile tentativo di far capire chi è, l'essere caricato in un furgone assieme ad altre persone. "Mi hanno arrestato - ha avuto il tempo quella sera di scrivere in un sms inviato alla famiglia a san Giovanni Lupatoto (Verona) - e mi stanno portando nella stazione centrale di Aksaray".

Da quel momento, i tempi lunghi di un fermo che non si è concretizzato in alcuna contestazione, i tempi di una operazione di chiarimento che ha visto il consolato generale italiano svolgere una funzione fondamentale. "Per loro - continua Mattia, 26 anni, laureato in cooperazione allo sviluppo, una breve esperienza politica prima di scegliere la strada di dare immagine ai drammi e agli eventi del mondo, parlando genericamente della polizia turca - ero un contestatore come gli altri. C'é voluto del tempo per far capire che ero lì per fare foto, per fare il mio lavoro". Poi, lo spazio per qualche accenno sul livello di democrazia presente in Turchia, ai limiti, a suo dire, e poi un "inchino", come lui stesso dice, davanti al lavoro svolto in questi giorni dal consolato guidato da Gianluca Alberini: "sono stati fantastici. Bravissimi e gentili". Ad attenderlo all'aeroporto in Italia la mamma, Anita Zerman. Non ci sarà invece il sindaco Federico Vantini che lo aspetterà a casa, a san Giovanni Lupatoto: "stasera abbiamo una riunione in Comune". Fin dai primi momenti, Vantini ha seguito la vicenda del compaesano e amico. "Era in lista con me - ha ricordato - e per un certo periodo ha fatto il consigliere comunale". Poi, la strada da fotoreporter freelance prima in Medio Oriente e poi in Turchia. Nel Paese della Mezzaluna "credo che non potrò tornarci per un anno. Ci sono comunque tanti altri Paesi dove posso andare a fotografare quanto sta avvenendo".

SEGUITO - In questi giorni la sua vicenda è stata seguita dal governatore del Veneto Luca Zaia, che ha espresso parole di soddisfazione e felicità per la conclusione positiva. "Una situazione che si è risolta in tempi rapidissimi - ricorda Zaia - per questo ringrazio il Console Alberini, la Farnesina e le autorità che hanno permesso la liberazione di Mattia e che si sono tenute costantemente in contatto con il consigliere diplomatico della Regione". "Siamo contenti per la notizia del rilascio del fotografo Mattia Cacciatori, una persona per bene dedita a testimoniare fatti di verità" rileva, infine, il segretario della Fnsi Franco Siddi.

ARRESTATO IN TURCHIA 24ENNE VERONESE

CURRICULUM DI GUERRA - Mattia ha una laurea in Cooperazione allo sviluppo, è stato consigliere comunale nel suo paese. Ma ha mollato tutto per la sua vera passione, quella del fotografo di guerra. E' già stato da free lance in Medio Oriente, e il 22 giugno era partito per Istanbul, per raccontare per immagini la protesta dei ragazzi di Gezi Park contro la distruzione del parco e contro il governo Erdogan. Un'amica di Verona, Giulia Stagnitto, appena rientrata da Istanbul dove aveva fatto l'Erasmus, gli aveva lasciato il numero di cellulare di una sua amica italiana rimasta là, Chiara, casomai avesse avuto bisogno di aiuto. Lunedì Mattia doveva rientrare in Italia. Ma sabato pomeriggio, si è unito a una folla di circa 3mila manifestanti che hanno cominciato a marciare sulla grande arteria di Istiklal per raggiungere piazza Taksim. Le autorità avevano appena annunciato che il Gezi Park (che si affaccia sulla piazza) sarebbe stato riaperto domenica o lunedì, dopo tre settimane di chiusura seguite alla riconquista da parte della polizia. I poliziotti intorno alle 18 hanno attaccato il corteo con lacrimogeni e idranti. Mattia è rimasto in prima linea, a fotografare tutto. Ma quando la polizia gli è arrivata addosso, non è riuscito a scappare. Gli agenti lo hanno preso e lo hanno caricato su un cellulare.

Mattia ha chiamato allora Chiara, l'amica italiana della sua amica, che sta a Istanbul. "Mi hanno arrestato - le ha detto - sono sul furgone insieme ad altre persone, arrestate anche loro. Mi stanno portando alla centrale di Aksaray". In serata ha mandato un sms a Chiara, dicendo di essere alla questura centrale di Vatan e di aver avvertito genitori e consolato. Il consolato italiano è subito intervenuto per aiutarlo. Mattia domenica è riuscito a parlare per telefono coi genitori. "Sto bene - ha detto, secondo quanto riferisce il sindaco di San Giovanni, Federico Vantini -. Sono ancora in arresto, mi stanno interrogando. Il console italiano mi assiste". Cacciatori è il secondo fotografo italiano finito in cella a Istanbul durante gli scontri di piazza Taksim. Daniele Stefanini, 28 anni, livornese, il 17 giugno era stato arrestato e malmenato dalla polizia, perdendo la macchina fotografica. Era era stato liberato il giorno dopo.

LE ORE PRECEDENTI ALLA LIBERAZIONE - "Sono nell'assoluta certezza che Mattia sia in buonissime mani" ha detto Anita Zerman, mamma di Mattia. Il giovane ha infatti avuto il permesso di chiamare la madre, che ha ricevuto la telefonata dal console mentre si trovava nell'ufficio del sindaco di San Giovanni Lupatoto, Federico Vantini. "Il console - ha spiegato la madre - mi ha pregato di non riferire i contenuti della telefonata, ma l'avvocato e il consolato si stanno muovendo nel migliore dei modi. Matteo è stato informato che ero preoccupata e così ha potuto fare questa telefonata per tranquillizzarmi. E' ancora in stato di fermo, la data della liberazione non si conosce". La madre del fotoreporter ha riferito che "Matteo mi ha detto che è stanco, stufo e sporco, ma sereno. Perché sa che le cose stanno andando bene". La donna ha ribadito piena fiducia nel console Alberini: "E' una persona molto seria. Adesso non posso dire cosa mi ha detto perché gli ho dato la mia parola che avrei mantenuto il massimo riserbo". Il rientro di Mattia Cacciatori in Italia era previsto domani, ma in questo momento non è possibile sapere se riuscirà a partire con il volo che aveva prenotato: "Se dovessero esserci difficoltà, sono pronta a partire io. Però non credo ce ne sarà bisogno" ha concluso la madre.

DALLA REGIONE - “D’intesa con il Ministero degli Esteri, tramite il nostro consigliere diplomatico, stiamo seguendo con attenzione la vicenda di Mattia”. L’ha dichiarato il presidente del Veneto, Luca Zaia. “Mattia risulta in stato di fermo, ma sta bene ed il console generale ad Istanbu, Gianluca Alberini, che ringrazio, ne sta curando personalmente la tutela ed il rilascio”.

“La Turchia - prosegue Zaia - è un Paese per noi molto importante e quello che vi sta succedendo ci preoccupa e ci riguarda tutti molto da vicino. Istanbul è un ponte tra Oriente ed Occidente e non va confusa col Cairo od altre piazze della sponda Sud del Mediterraneo, che oggi sono sugli altari della cronaca, ma che hanno storie e realtà molto diverse. La nostra simpatia non può che andare alle ragazze ed ai ragazzi che protestano in maniera democratica, civile e non violenta. Fortunatamente questo è il caso di Cacciatori, ma le notizie che ci arrivano ci disturbano per la sproporzione dell'uso della forza stigmatizzata anche dal ministro degli Esteri e dall'Unione Europea. Ribadisco che la difesa dei valori della laicità, tolleranza ed eguaglianza dei diritti tra uomo e donna è per noi imprescindibile”.

“Venezia oltre a difendere la possibilità di espressione dei dissidenti turchi, libertà oggi gravemente violata da provvedimenti restrittivi che colpiscono stampa, radio e tv ma anche i nuovi media e i social network, condanna l’ennesimo episodio di censura contro un giornalista che cerca semplicemente di documentare e informare sulle proteste che da settimane stanno investendo la Turchia". Questo il duro atto d'accusa, invece, del Comune di Venezia, per voce dell'assessore Gianfranco Bettin: "La negazione del diritto/dovere di informare la pubblica opinione italiana, e non solo, su quanto sta accadendo in quel paese, è un fatto grave - ha dichiarato Bettin -. Chiediamo al Ministero degli affari esteri e chiunque creda al diritto all’informazione e alla democrazia di alzare la voce per chiedere l’immediata liberazione di questo giovane fotoreporter".

DALL'ITALIA - "Articolo 21", associazione che promuove il principio della libertà di pensiero, condivide l'appello lanciato dal segretario della Fnsi, Franco Siddi, in relazione allo stato di fermo nel quale si trova ancora il giovane 24enne. "Le autorità italiane - spiega il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti - che stanno già compiendo un silenzioso lavoro diplomatico, hanno ora il compito di far percepire al governo turco l'indignazione di chi non può accettare bavagli contro coloro che stanno cercando di informare la pubblica opinione, fuori e dentro i confini nazionali. Se entro stasera Cacciatori non dovesse essere reimpatriato, chiederemo alla federazione internazionale dei giornalisti di inviare una sua delegazione a Istanbul sia per chiedere la immediata liberazione di Mattia Cacciatori, sia quella dei tanti cronisti ancora 'Imbavagliati'".

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