Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Borgo Venezia / Via Montorio

Operazione Aemilia, fine alle indagini. Il Pd al Ministro: "Dia risposte sulla mafia a Verona"

Sono in tutto 224 le persone finite nel registro degli indagati per possibili infiltrazioni mafiose, 7 di queste sono residenti a Verona e la vicenda viene portata in Parlamento da un'interrogazione

Il procuratore Roberto Alfonso ha chiuso le indagini della Dda di Bologna relative all'operazione Aemilia, che vede indagate 224 persone, 7 delle quali residenti nel veronese, coinvolte in un'associazione a delinquere che sarebbe operativa dal 2004. 
L'organizzazione, stando a quanto avrebbero appurato gli inquirenti, sarebbe composta da 54 persone e finalizzata a commettere delitti, estorsioni, usure e anche ad "acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche", come riporta il giornale L'Arena. 
Il centro di questa associazione affiliata alla 'Ndrangheta sarebbe Reggio Emilia, ma i suoi tentacoli sarebbero giunti fino a Verona, con 4 veronesi finiti agli arresti. Salvatore Cappa, 46 anni, residente a Cutro ma domiciliato ad Arcole, Francesco Gullà, 38 anni, originario di Isola Capo Rizzuto e residente ad Arcole e Salvatore Lerose, 40 anni, nativo di Cutro e residente a Oppeano, si trovano in carcere, mentre Raffaele Oppido, 54 anni, residente a Crotone ma domiciliato a Roverchiara, si trova ora ai domiciliari. Tre invece sono finiti nella lista degli indagati:  A.B., veronese di 40 anni, S.G, 49 anni nato in Calabria e Moreno Nicolis, rappresentate della Nico.Fer, prima incarcerato ma poi rilasciato dal Riesame. Quest'ultimo non ha ricevuto alcuna comunicazione di fine indagini a suo carico e proprio sulla sua figura si accese lo scontro politico, a causa degli interessi per l'area di Forte Tomba, dove dovrebbe sorgere un ipermercato. 
Un'interrogazione firmata fra gli altri dagli onorevoli Vincenzo D'Arienzo e Alessandro Naccarato, e consegnata al ministro della giustizia Orlando, ha portato l'intera vicenda in Parlamento, con la richiesta inoltrata al Prefetto di valutare eventuali provvedimenti nei confronti di quelle aziende sospettate di essere state coinvolte in infiltrazioni mafiose. 
Il quotidiano L'Arena cita gli stessi esponenti del Pd che vedono un "tentativo di un'organizzazione mafiosa presente anche nel veronese di inserirsi attraverso la Nico.Fer nella procedura fallimentare di un'importante impresa: la Rizzi Costruzioni srl", per poi attaccare anche la Soveco nella figura di Antonio Papalia, sospettato di avere rapporti mafiosi, qualificandolo come "socio occulto della società". Ma l'interrogazione non si ferma qui e viene tirata in ballo anche Gri.Ka Costruzioni di San Bonifacio, "presente nei lavori per la realizzazione di grandi opere pubbliche e il cui socio di maggioranza Giuseppe Grisi è stato ucciso il 19 gennaio 2011 a Crotone insieme al fratello Alfredo: i due, da tempo residenti in provincia di Verona, vennero uccisi con colpi d'arma da fuoco mentre cercavano di riscuotere un credito dal gestore di un negozio di ciclomotori. Insieme ai fratelli era presente Francesco Frontera, con diversi precedenti di polizia, considerato dalla Dia appartenente alla cosca mafiosa di Grandi Aracri Nicolino", sempre come riporta il quotidiano veronese. 
Nel documento presentato dai Democratici, e ripreso da L'Arena, viene chiesto al Ministro se "intenda promuovere, anche attraverso la Prefettura, accertamenti per verificare il rischio di infiltrazioni criminali di stampo mafioso, verificando se sussistano i presupposti per l'emissione di provvedimenti interdittivi verso le aziende". 

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