Ex parroco di San Fermo diffamato, condanna di 2 anni per il giornalista

«La sentenza restituiste dignità alla mia persona», ha commentato don Tiziano Brusco, per anni direttore del Museo Diocesano d'Arte San Fermo

(Foto di repertorio)

Il giudice Paola Vacca ha emesso ieri, 28 ottobre, nel tribunale di Verona la sentenza sul caso di diffamazione che ha coinvolto come vittima don Tiziano Brusco, già parroco di San Fermo a Verona e per anni direttore del Museo Diocesano d'Arte San Fermo. L'accusa era stata rivolta ad Achille Ottaviani, all'epoca dei fatti direttore responsabile de La Cronaca di Verona. Proprio su quella testata è apparso nel 2015 l'articolo intitolato «La bollente estate di don Tiziano» e firmato da Ottaviani con lo pseudonimo di Cesare Albertini. I contenuti dell'articolo sono stati ritenuti diffamatori dal giudice, che ha condannato il giornalista a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione e gli ha imposto il pagamento a titolo di risarcimento di 15mila euro. «Dopo 5 lunghi anni di silenzio, finalmente la sentenza restituiste dignità alla mia persona», ha commentato dopo la sentenza il sacerdote, che nel frattempo si è autosospeso dall'esercizio della sua attività.

I fatti risalgono al 2015, anno in cui don Tiziano cade in depressione e per questo chiede al vescovo di Verona Giuseppe Zenti di poter usufruire di un anno sabbatico. Richiesta che gli viene accordata. In un week-end di luglio, il sacerdote viene poi invitato da un amico ad una serata in Salento. Quella serata ed altri dettagli della vita di don Tiziano sono stati gli argomenti trattati in modo ritenuto diffamatorio nell'articolo di Achille Ottaviani.
L'articolo riportava fatti che la parte civile ha dimostrato essere non veri. Fatti che sarebbero stati scritti e diffusi dal giornalista per gettare discredito su don Tiziano. Nel testo, infatti, si insinua che il sacerdote non avrebbe avuto alcun problema di salute e che si sarebbe spretato per convivere con un uomo. Oltre a questo, viene affermato che durante la serata in Salento, don Tiziano non avrebbe indossato abiti consoni e si sarebbe comportato in modo dissoluto. E come «ciliegina sulla torta», come scritto dallo stesso quotidiano, il sacerdote avrebbe convissuto con il suo presunto giovane compagno in una lussiosa abitazione.
L'articolo avrebbe sconvolto don Tiziano, tanto da spingerlo al suicidio. Il sacerdote sarebbe stato poi salvato e dopo essersi ripreso ha presentato querela per diffamazione, assistito dagli avvocati David Brunelli e Chiara Peparello. Dopo cinque anni, è giunto il verdetto al termine di un processo svoltosi con rito abbreviato. Verdetto che potrebbe essere solo il primo, perché Ottaviani ha annunciato che presenterà ricorso.

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