Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Caso stipendi d'oro nella Cisl. Scandola: "Ho agito per amore del sindacato"

La denuncia di Fausto Scandola, residente a San Pietro in Cariano, risale ad Aprile scorso, ma ora a fine mese potrebbe costargli l'espulsione dal sindacato. Nonostante ciò prosegue la sua battaglia contro i megastipendi dei dirigenti Cisl

Una tempesta, un vero e proprio tsunami quello che sta affossando la credibilità della Cisl, in un epoca storica peraltro di generalizzata delegittimazione e crisi dei partiti politici e ancor più dei sindacati stessi. La denuncia da parte di Fausto Scandola, iscritto alla Cisl dal 1968 e che a breve potrebbe, dopo essere stato "scomunicato", subire l'epurazione dal sindacato, è letteralmente divenuta un caso nazionale.

Gli stipendi d'oro di alcuni dei dirigenti Cisl, dei quali Scandola in un dossier aveva presentato i nomi e le cifre collegate, stanno facendo parlare tutta la stampa italiana. E nonostante il decreto di espulsione notificatogli dalla Cisl in relazione alla vicenda, Fausto Scandola che è residente a San Pietro in Cariano, continua a dirsi convinto della sua scelta di sollevare la questione morale in merito ai megastipendi. Come riporta l'Arena, Scandola racconta così la vicenda che va avanti dalla scorsa primavera: "Dopo lo scandalo che ha coinvolto l'ex segretario Raffaele Bonanni ho voluto porre una questione di incompatibilità morale ed etica nei confronti di chi rappresentiamo e per questo ho invitato il segretario generale Annamaria Furlan a dimettersi. A metà aprile avevo inviato una raccomandata al segretario generale. Ero indignato poiché non ritengo morale, etico e giusto l'utilizzo che dirigenti di questa organizzazione fanno delle risorse provenienti dalle adesioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati al minimo o con pensioni medie di settecento o ottocento euro al mese".

L'accusa esplicita e diretta, coinvolgeva in modo particolare proprio Annamaria Furlan, la segretaria nazionale della Cisl, rea secondo lo Scandola di nulla aver fatto, o di non essersi accorta di nulla, per impedire che taluni all'interno dell'organizzazione sindacale arrivassero a percepire redditi di oltre 250.000 euro, grazie anche ai contributi di chi magari fatica ad arrivare a fine mese e che proprio da quei dirigenti dovrebbe essere rappresentato. Il primo maggio scorso, festa dei lavoratori, Scandola non avendo ricevuto risposta alla sua missiva che richiedeva le dimissioni della Furlan, ha così deciso di inviare a mezzo stampa nazionale la sua lettera di denuncia, e la cosa ha poi ovviamente aquisito una considerevole risonanza.

Un' eco che tuttavia poco hanno gradito i piani alti della Cisl, arrivando ad accusare a loro volta lo Scandola di danneggiamento del "decoro e della reputazione" dell'intera segreteria nazionale Cisl. Ma tutto questo, sommato all'espulsione che a breve dovrebbe divenire effettiva, non pare comunque aver fatto cambiar d'avviso Fausto Scandola in merito alla bontà delle sue azioni. Così risulta se non altro, in base alle sue parole riferite dall'Arena: "Non mi fermo, per fortuna esiste anche la giustizia ordinaria. Sono sempre stato disponibile al confronto su quanto avevo denunciato e ho agito solo per amore del sindacato cui sono iscritto da quasi 50 anni, non per secondi fini. Tra l'altro, dopo che avevo sollevato la questione dei compensi, tanti, in forma anonima, si sono fatti avanti per indicarmi casi altrettanto eclatanti... Io non ho mai avuto problemi a metterci la faccia". 

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