Autoscuole, Sboarina ascolta la protesta: «Protocolli sanitari inapplicabili»

E da Verona parte anche l'appello per far ripartire quanto prima i convegni e quindi il turismo congressuale sempre nel rispetto delle regole per la sicurezza sanitaria

(Foto Facebook - Sboarina Sindaco)

Anche a Verona si è alzata la voce di protesta delle autoscuole, contro le nuove regole per le ripartenza dopo la chiusura per il coronavirus. Con un sit-in organizzato anche a Napoli, Firenze e Rome, il malcontento è stato manifestato a a colpi di clacson anche delle agenzie veronesi.
Domani mattina, 28 maggio, il sindaco Federico Sboarina incontrerà i rappresentanti di Confarca, la confederazione italiana che riunisce i titolari di autoscuole e i consulenti automobilistici, per raccogliere le loro istanze. Richieste che verranno condivise con gli altri sindaci del Veneto, per cercare soluzioni operative. «È assurdo che alcune categorie siano messe in difficoltà dai protocolli sanitari spesso inapplicabili - ha detto il sindaco - Ci sono alcuni comparti della nostra economia che potrebbero sembrare di nicchia, ma dai quali dipendono centinaia di lavoratori e famiglie, ecco perché raccoglierò le loro richieste e le condividerò sui tavoli regionali e nazionali. A Verona e provincia sono 70 le autoscuole che a queste condizioni non riescono a lavorare, che sono messe in seria difficoltà dalle nuove decisioni ministeriali. Si parla di sanificazione continua delle auto ed esami teorici con tempi molto più lunghi all’interno delle motorizzazioni, con una conseguente riduzione della disponibilità oraria per l’attività pratica su strada. Mi farò portavoce sia delle questioni di carattere generale che di quelle locali, condividendo le istanze anche con gli altri sindaci, per continuare a fare massa critica».

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E da Verona parte anche l'appello per far ripartire quanto prima i convegni e quindi il turismo congressuale. Ovviamente nel pieno rispetto dei protocolli sanitari e di quei parametri che hanno consentito l'apertura di centri commerciali, ristoranti e bar. Al Governo si chiede di rivedere il decreto che stabilisce la ripartenza di ogni attività convegnistica e congressuale dal 14 giugno. «È un asset importante per l'indotto economico veronese, attorno al quale ruota il lavoro di alberghi, ristoranti e negozi - ha spiegato Sboarina - Un'attività che non può essere rimandata ad oltranza senza una motivazione valida, ecco perché saremo in prima linea nel portare avanti anche questa battaglia. Nel momento in cui si riapre praticamente tutto, i contenitori in grado di ospitare convegni e congressi, applicando i protocolli sanitari e diversificando entrate e uscite, dovrebbero poter tornare in funzione. Inoltre, senza una data precisa è impossibile fare programmazione, causando un’altra ferita al sistema economico locale. Vi è purtroppo una grande incertezza e, ancora una volta, non si fa differenza tra chi è già in grado di ripartire e chi no, bloccando a priori un comparto della nostra economia, che tra l’altro è uno dei più dinamici. Invito i parlamentari veronesi, a farsi portavoce di questa istanza che non riguarda solo Verona, anche se la nostra città, per vocazione e centralità, è una delle sedi congressuali per eccellenza a livello nazionale e internazionale. Un valore aggiunto fortemente penalizzato che ancora non vede la luce».

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