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Alta Velocità Brescia-Verona, No Tav: «Pesanti impatti ambientali»

I contrari all'opera hanno elencato i punti che ritengono critici dal punto di vista ambientale, come i mancati provvedimenti per i siti inquinati lungo la tratta e i rischi per le falde acquifere

Foto di repertorio

L'attesa per conoscere i contenuti dell'analisi tra costi e benefici per la Tav Brescia-Verona si sta prolungando ancora. E nel frattempo continua il confronto a distanza, a colpi di manifestazioni di piazza, tra favorevoli e contrari. Sabato scorso, 12 gennaio, anche i Sì Tav veneti sono scesi in piazza Castello a Torino insieme a tutte le forze politiche, economiche e cittadine che chiedono il completamento dell'Alta Velocità in Italia. I No Tav erano già scesi in piazza sia a Torino che a Verona e ieri, 14 gennaio, i contrari all'Alta Velocità Brescia-Verona hanno presentato una serie di punti critici che sottoporranno al governo e in particolare al ministro dell'ambiente Sergio Costa.

Il progetto approvato prevede numerose gallerie tra le quali quella di Lonato, del Frassino, di S.Giorgio in Salici dove si potrebbero usare sostanze chimiche per ammorbidire il terreno. E il materiale estratto dagli scavi è pieno di acqua - scrivono i No Tav - Non si tratta quindi di terra, ma di rifiuti. Si tende però a considerare le miscele di scavo fuoriuscenti dalla fresa come sottoprodotti innocui e non come rifiuti.
Sono inoltre 45 i siti inquinati che interferiscono con il tracciato ferroviario ad Alta Velocità Brescia-Verona. Di questi, 40 sono in provincia di Brescia; siti che riguardano discariche, attività produttive, cumuli di materiale e allevamenti intensivi. Il censimento dei siti si fonda sull'analisi di foto aeree di quasi mezzo secolo fa, confrontandole con foto aeree fatte dal 1992 al 2000, su ulteriori informazioni emerse nel corso di sopralluoghi, e da siti web istituzionali dei Comuni interessati. Il Cipe ha approvato il progetto definitivo e nel parere di ottemperanza si rimanda a una futura "proposta tecnica per la caratterizzazione dei siti inquinati e potenzialmente tali". In sostanza non si trova nulla riguardo a provvedimenti operativi.
Inoltre, la realizzazione della galleria Lonato-Desenzano profonda 40 metri, provocherebbe un impatto idrogeologico imprevedibile e pericolosissimo al territorio delle Colline Moreniche e alla piana sottostante, dove sono presenti i pozzi per il prelievo dell'acqua potabile in distribuzione nel territorio dell'Alto Mantovano. Le falde idriche che si originano dal bacino del Lago di Garda risultano in stretta interconnessione con le falde collinari e dell'alta pianura mantovana: questa peculiarità è ben nota a tutti, anche ai progettisti dell'opera ferroviaria che nello studio geologico-idrogeologico hanno esplicitamente indicato la necessità di adottare opportune soluzioni al fine di impedire che le riserve idriche sotterranee poste a valle della galleria subiscano un depauperamento oppure che la loro qualità subisca delle alterazioni.
Infine, è necessario adeguare il progetto alla normativa antisismica attualmente vigente.

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