Capitale italiana della cultura 2022, Verona non entra tra le 10 finaliste

Le opposizioni criticano, ma il sindaco non ne fa un dramma: «La partecipazione è comunque servita. Abbiamo raccolto progetti che daranno vita ad una dimensione culturale inedita già dal prossimo anno»

Briani, Sboarina e Segala alla presentazione della candidatura di Verona a Capitale italiana della cultura 2022

Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact), guidato dal ministro Dario Franceschini, ha comunicato che la giuria per la selezione della città Capitale italiana della cultura 2022, presieduta dal professor Stefano Baia Curioni, ha esaminato le ventotto candidature pervenute ed ha selezionato i dieci progetti finalisti.
Tra le ventotto candidate c'era anche Verona, la quale però non è riuscitata ad entrare nella short list delle città che parteciperanno alla fase finale della selezione. Le dieci finaliste infatti sono: Ancona, Bari, Cerveteri, L'Aquila, Pieve di Soligo, Procida, Taranto, Trapani, Verbania e Volterra.

LE CRITICHE DELL'OPPOSIZIONE

«Un insuccesso che lascia amareggiato chi, come noi, aveva spinto per la candidatura, ma a ben vedere si tratta di un fallimento annunciato in partenza - ha commentato Tommaso Ferrari consigliere comunale del movimento civico Traguardi - Un fallimento annunciato perché il dossier non ha puntato sulle carenze del sistema-Verona, ma su un usato sicuro privo di una reale spinta innovativa. Perché la città, nel suo insieme, non è stata coinvolta, il ricco tessuto associativo da cui è innervata è stato lasciato fuori dalla porta, la preparazione del dossier non è stata partecipativa né condivisa e perché, ancora una volta, sono mancati il coraggio di uscire dagli schemi, l'umiltà di mettersi in discussione, la capacità da parte della maggioranza di allargare e includere, in un dialogo aperto con tutta la città, opposizione compresa».

Ed anche le altre forze di opposizione hanno criticato l'amministrazione comunale per non essere riuscita ad entrare tra le dieci città che si contenderanno il riconoscimento. «La candidatura a Capitale italiana della cultura avrebbe richiesto, per avere qualche possibilità di successo, uno sforzo comune: coinvolgere personaggi della cultura, esperti, condividere, delegare a chi più ne sa, far causa comune insomma. Un compito troppo difficile per Sboarina e camerati», ha dichiarato il consigliere di Verona e Sinistra in Comune Michele Bertucco.

«Purtroppo la bocciatura di Verona non può stupire più di tanto - ha commentato la deputata veronese del Partito Democratico Alessia Rotta - È la logica conseguenza di una politica culturale praticamente assente nella città. Non è un caso che a bilancio annualmente vi siano sole poche decine di migliaia di euro per un settore che invece è decisamente trainante e fondamentale sia per l'economia sia per il benessere di tutti i cittadini. C'è una carenza culturale nell'amministrazione che è molto grave per una città d'arte che vive di momenti di attrazione turistica. La stessa destinazione di grandi beni architettonici e culturali come l'Arsenale è ancora incerta, indefinita e lontana da garantire un'offerta culturale alla città. Non parliamo poi delle mancate risorse per l'anniversario dantesco. È quindi evidente che la decisione dell'esclusione dalla short list della città di Verona non sorprende, ma fa molto male ed ha un indirizzo e dei responsabili precisi a Palazzo Barbieri».

E sempre dalla Camera dei Deputati è giunto il commento della parlamentare veronese del Movimento 5 Stelle Francesca Businarolo: «Verona ha perso anche un derby veneto con Pieve di Soligo, centro del Trevigiano che ha puntato in particolar modo sulla connessione con il territorio circostante. Occorre prendere atto, purtroppo, che nel contesto regionale, Verona conta sempre meno anche culturalmente. Quello che è indiscutibilmente uno dei centri più importanti d’Italia per patrimonio artistico e per iniziative culturali secolari sta sempre più faticando a trovare uno spazio. Ne è una prova anche la penalizzazione, non solo di Verona, ma di tutto il Veneto occidentale, dell'ultima campagna di promozione turistica della Regione, quella che ha scelto come claim un eloquente Land of Venice, Terra di Venezia, per indicare un territorio che va dalle Dolomiti al Garda. Quest'insuccesso sia un'occasione per ripensare formule che finora sono state dannose per Verona e la sua provincia».

IL COMMENTO DELL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE

«Ringrazio l'assessore Francesca Briani per tutto il lavoro svolto - ha detto il sindaco Federico Sboarina - perché con il dossier di candidatura ha messo in moto il meccanismo virtuoso di raccogliere tutte le forze migliori della città. L'ho sempre detto in tutti i mesi precedenti, Verona è già internazionalmente conosciuta come città di cultura, ciò che farà la differenza è adesso di poter contare sulla macchina di tante istituzioni e privati che stanno già lavorando per il futuro. La partecipazione alla competizione a questo è servita, abbiamo raccolto decine di progetti che, nella cornice dei 22 luoghi da rigenerare, daranno vita ad una dimensione culturale inedita già dal prossimo anno».
E l'assessore alla cultura Francesca Briani ha aggiunto: «Sono state privilegiate città di dimensioni più contenute della nostra, molte delle quali collocate nel centro-sud Italia. Al di là dell'esito della gara, il risultato per la nostra città è già nei fatti dei 22 luoghi che stanno cambiando la città. Il nostro dossier di candidatura presenta tutti i grandi cambiamenti culturali già in atto e quelli che stiamo progettando per Verona. Il nostro dossier non finisce in un cassetto perchè si tratta di un progetto corale, che non conta solo sul patrimonio artistico e culturale ereditato, ma anche su progetti innovativi ed inclusivi e che è stato ideato coinvolgendo, come non è mai successo prima, tutte le istituzioni cittadine più importanti. Il lavoro cominciato non si ferma, al di là di come è andata, le idee, le forze e le collaborazioni messe in campo sono già un'importante vittoria per la città. Siamo riusciti a mettere insieme competenze e risorse per un unico grande progetto che, comunque, farà crescere la nostra città culturalmente e urbanisticamente. Progetti veri che hanno un unico obiettivo, il bene comune inteso come persone e spazi urbani da recuperare per essere fruiti di nuovo dalla comunità».

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