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Vogliamo che si torni a bere? Lezioni di comunicazione

Vogliamo che si torni a bere? Lezioni di comunicazione

Vogliamo che si torni a bere? Lezioni di comunicazione

Il Vinitaly si avvicina a grandi passi e gli operatori di settore si chiedono come migliorare

Le aziende italiane vanno incoraggiate a guardare all’estero” dice Adriano Orsi, presidente del Settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, ma “di fatto non si vive di solo export”, puntualizza Sandro Boscaini presidente di Masi, uno dei marchi più rappresentativi dell’Italia enologica nel mondo, perché “non a caso – spiega Giuliano Dell’Orto, direttore creativo di RobilantAssociati – le marche che nella loro identità veicolano un forte legame con il Bel Paese beneficiano maggiormente dell’effetto traino” sui mercati internazionali.

La quinta serie di interviste a istituzioni di categoria, produttori, comunicatori, operatori della distribuzione, pubblicitari/esperti di costume realizzate da Vinitaly (7-11 aprile 2011) sul recupero del mercato interno alla luce del calo dei consumi – pubblicato e aperto al dibattito sul sito www.vinitaly.com - è un compendio delle cose da fare.

Vogliamo che gli italiani tornino a bere di più?”. Boscaini pone la domanda e dà anche la risposta: “Serve una politica di comunicazione che spieghi la naturalità e le virtù del vino come nobile prodotto della nostra tradizione più antica”. Serve “un Rinascimento culturale agricolo e naturalistico del nostro Paese – dice il giornalista Luca Maroni -, attraverso un progetto strategico che divulghi l’Italia del vino e degli alimenti come un fenomeno e spettacolo naturalistico, esempio di bellissime umanità virtuosamente applicate”.

Servono, per Giuliano Dell’Orto, poche regole di grande efficacia, valide specialmente per le piccole aziende che rappresentano il tessuto produttivo italiano, ma che non si possono permettere grandi investimenti pur avendo un ruolo importante nel veicolare l’eccellenza e la ricchezza dell’offerta straordinariamente ampia e qualitativa, espressione di quel genius loci che è patrimonio esclusivo del nostro Paese.

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