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Verona, operai Riva in protesta si presentano al lavoro regolarmente

In fabbrica in lungadige Galtarossa vestiti con la tuta blu, per prendere il loro posto, come atto simbolico e per fare pressione sul Consiglio dei ministri che in giornata deciderà sul riavvio degli impianti dopo il sequestro dei beni

Un "atto simbolico" dopo giorni di protesta, passati sul piazzale della Riva Acciaio in lungadige Galtarossa e sulla strada, in corteo, per le vie del centro di Verona. Non demordono nella protesta i lavoratori della Riva Acciaio di Verona, una delle sette fabbriche italiane chiuse da due settimane dal gruppo siderurgico in seguito al blocco dei beni decretato dalla magistratura di Taranto. Venerdì mattina gli operai si sono presentati in fabbrica regolarmente vestiti con la tuta da lavoro, per prendere il loro posto, come atto simbolico e per fare pressione sul Consiglio dei ministri che in giornata dovrebbe decidere in merito al decreto per il riavvio degli impianti. "L'atto dell'ingresso - hanno spiegato i rappresentanti della Fiom - è un messaggio forte e chiaro, per dire che se non si sbloccherà la situazione i lavoratori sono pronti a proseguire e intensificare le azioni di lotta, compresa la riaccensione degli impianti produzione". La protesta si è poi riversata in strada dove gli operai e hanno bloccato il traffico in un punto nevralgico della città. Gli operai in manifestazione spontanea hanno paralizzato la viabilità tra ponte San Francesco e l'incrocio con la circonvallazione. Sul posto si è recato il questore, Danilo Gagliardi, assieme al comandante della polizia municipale, Luigi Altamura.

QUAL E' LA SITUAZIONE - Nel giorno in cui la Commissione europea avvia ufficialmente una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per l'Ilva di Taranto, ritenendo che lo Stato italiano non abbia fatto rispettare all'azienda le prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, il braccio di ferro tra il Gruppo Riva e la magistratura ionica non accenna a diminuire dopo i sequestri di beni fatti dalla guardia di finanza nelle ultime settimane.

Una soluzione potrebbe però arrivare dal governo: il vertice promosso dal ministro Flavio Zanonato potrebbe già porre un primo punto fermo e determinare una schiarita in una situazione che in questi giorni ha determinato molte tensioni. Intanto il custode e amministratore giudiziario dei beni sequestrati, Mario Tagarelli, ha inviato una lettera a Riva Acciaio e, per conoscenza, al ministro dello Sviluppo economico, Zanonato, e al sottosegretario, Claudio De Vincenti, ribadendo tre punti, in linea con quanto indicato dal gip del tribunale Patrizia Todisco.

Primo: i beni sequestrati ''incluse le liquidità attuali e quelle differite e i prodotti finiti, devono essere gestiti e amministrati dal custode amministratore giudiziario, che ne concederà l'uso alla società al fine di riavviare e dare prosecuzione all'attività aziendale''.

Secondo: ''non si ravvedono profili di criticità ed incertezza in ordine al rischio, che si afferma essere stato paventato dagli istituti di credito, del mancato recupero di quanto anticipato o garantito in favore della società Riva Acciaio spa''.

Terzo: le somme di denaro sequestrate al Gruppo Riva e confluite nel Fondo Unico di giustizia "possono essere destinate all'amministrazione e alla gestione dei beni in sequestro". Tagarelli aggiunge che ''l'uso dei beni e della liquidità in sequestro dovrà avvenire nell'ambito di idonee procedure di controllo e operative, che tengano conto delle dimensioni della complessità della struttura aziendale".

La risposta di Riva Acciaio è arrivata poche ore dopo, con la richiesta a Tagarelli e al governo di "farsi parti attive al fine di trovare con le banche le formule tecniche più idonee a consentire l'uso delle liquidità sottoposte a sequestro, per il normale svolgimento delle attività dell'azienda", e dichiarandosi ''immediatamente disponibile" ad attivarsi insieme al custode e al governo. L'incontro dovrebbe servire in particolare a "verificare se esistano strumenti di tecnica bancaria che consentano di adempiere alle condizioni poste dal gip per riavere accesso alla liquidità già sequestrata e ai futuri incassi dai clienti". Liquidità che per gran parte (49 milioni) è già finita nel "Fondo Unico di giustizia", tenuto conto che i sequestri sono stati eseguiti nell'arco di una quindicina di giorni, mentre gli ulteriori sette milioni di euro bloccati dovrebbero essere immessi domani nel possesso del custode giudiziario. Riva Acciaio, oltre che a Tagarelli, ha inviato la lettera a Zanonato, De Vincenti e ai responsabili di Intesa San Paolo, Unicredit e Banco popolare di Milano, i tre istituti di credito con i quali evidentemente ha rapporti bancari. Lo stop di Riva Acciaio comincia a farsi sentire anche sulle aziende dell'indotto. ''Auspichiamo l'immediato sblocco dei pagamenti ai fornitori o saremmo incolpevolmente destinati a capitolare'' hanno scritto tre aziende del Cuneese, una sessantina di dipendenti diretti e 200 autotrasportatori in una lettera a Confindustria Cuneo. Il sottosegretario De Vincenti, rispondendo a due interrogazioni alla Camera, ha comunicato che ''il governo sta in queste ore verificando se esistono effettivamente e concretamente le condizioni per una immediata ripresa dell'attività, valutando in caso contrario l'adozione in via d'urgenza di nuove iniziative anche normative idonee a consentire l'immediata ripresa dell'attività produttiva in tutti i siti del Gruppo Riva''.

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