Menz&Gasser di Via Torricelli verso la chiusura. «Lavoratori abbandonati»

Lo stabilimento veronesi dovrebbe essere chiuso entro l'anno ed ai suoi 50 dipendenti sarà proposto un trasferimento a Sanguinetto o in Trentino. Giandomenico Allegri (PD) chiede l'intervento della Regione

Stabilimento Menz&Gasser di Via Torricelli a Verona (Foto Gmaps)

Grazie all'accordo del novembre scorso tra Unilever e Menz&Gasser era stato rimesso in moto lo stabilimento di Sanguinetto della multinazionale attiva nel settore alimentare. Ora a rischio, però, ci sarebbe lo stabilimento della Menz&Gasser di Via Torricelli a Verona. A dirsi preoccupato è Giandomenico Allegri, candidato alle prossime elezioni regionali per il Partito Democratico, il quale avrebbe appreso che: «L'accordo, coordinato dalla Regione, da un lato ha salvaguardato i posti di lavoro della sede di Sanguinetto, dall'altro non sta garantendo la stessa tutela ai dipendenti della sede di Via Torricelli».

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«La Regione - ha spiegato Allegri - aveva comunicato che l'accordo raggiunto prevedeva il mantenimento degli attuali posti di lavoro e il prosieguo del rapporto di lavoro di tutte le persone attive nello stabilimento di Sanguinetto, ma soprattutto aveva assicurato che avrebbe seguito tutta l'evoluzione di questo accordo aziendale con particolare attenzione ai suoi risvolti occupazionali, individuando un nuovo stabilimento nel Veronese per la produzione oggi sita in Via Torricelli. Ora apprendiamo che nessun nuovo stabilimento è stato individuato e che quello di Verona sta andando verso la chiusura definitiva, prevista per fine anno, con spostamento degli impianti di produzione nello stabilimento di Novaledo, in provincia di Trento, e con preoccupanti ripercussioni per i circa 50 dipendenti della sede di Verona, per le loro famiglie, per la loro qualità della vita. Non si possono abbandonare a un destino incerto i dipendenti di un'intera sede. Non è chiaro infatti quanti di loro saranno assorbiti dallo stabilimento di Sanguinetto e a quanti invece sarà offerto di mantenere il posto di lavoro trasferendosi a 130 chilometri da casa nella sede trentina, un'opzione che per tanti lavoratori non sarà praticabile. Chiedo quindi che l'assessore regionale al lavoro Elena Donazzan si preoccupi di convocare celermente le parti e si faccia carico del rispetto dell'accordo che a suo tempo era stato annunciato».

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