Il governatore Zaia: «Siamo di fronte alla vera pandemia dell'era moderna. Noi pronti a sperimentare l'Avigan»

Zaia: «Per l'Avigan noi siamo pronti, rispettosi ovviamente delle leggi e per questo prima di procedere attendiamo l'autorizzazione alla sperimentazione da parte dell'Aifa»

 

«Abbiamo realizzato al momento 64mila tamponi in Veneto, abbiamo circa 15mila persone in isolamento, noi continuiamo a voler essere aggressivi nei confronti di questo virus. Voglio ringraziare i veneti per aver rispettato la mia ordinanza». Così il presidente Luca Zaia nel corso dell'odierno punto stampa dedicato all'emergenza coronavirus. «Abbiamo capito che la prima cura in assoluto contro il coronavirus siamo noi cittadini con i nostri comportamenti, - ha quindi sottolineato il governatore -  per questo è necessario continuare a rispettare le prescrizioni e voglio ringraziare tutti i veneti che stanno agendo responsabilmente».

«Stiamo subendo quella che è la vera pandemia dell'epoca moderna, - ha ribadito il governatore Zaia - noi come Veneto continuiamo a sostenere la politica dei "tamponi", perché l'obiettivo è quello di venirne fuori con le ossa rotte il meno possibile. Stiamo anche sperimentando dei farmaci, almeno sei all'università di Padova. Anche per l'Avigan noi siamo pronti, rispettosi ovviamente delle leggi e per questo prima di procedere attendiamo l'autorizzazione alla sperimentazione da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Io penso che se c'è un minimo barlume di luce in fondo al tunnel valga la pena crederci, per questo sono favorevole alle sperimentazioni».

«Più positivi scoviamo, meno persone si ammalano, meno persone vanno all'ospedale e meno ne vanno nelle terapie intensive», questo il fulcro del progetto di estensione a tappeto dei controlli a mezzo "tamponi" in Veneto, presentato sempre questa mattina in conferenza stampa dal Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliera di Padova, prof. Andrea Crisanti​. «Quello che noi dobbiamo vedere, - ha quindi specificato il Dott. Crisanti - è un iniziale aumento del numero di casi positivi e una diminuzione delle persone in ospedale e dei ricoveri in terapia intensiva, questi sono i parametri. Dobbiamo ridurre la frazione tra casi totali e ospedalizzati, tra casi totali e ricoveri in terapia intensiva, questo sarà la misura del nostro successo. Una volta ottenuto questo, - ha poi spiegato il Dott. Crisanti - arriverà un "punto di flessione" quando i positivi inizieranno a calare in parallelo al calo delle persone ospedalizzate e di quelle in terapia intensiva».    

Detto in breve, una volta che il progetto avrà trovato pieno funzionamento, è verosimile, e per certi versi auspicabile, aspettarsi in Veneto un aumento dei casi di positivi rilevati, proprio perché più estesi e capillari saranno i controlli, ma allo stesso tempo tale aumento dovrebbe essere molto più considerevole rispetto all'aumento quotidiano del numero di ricoveri ospedalieri. In tal modo il rapporto tra i due parametri, casi totali di positivi e pazienti ospedalizzati, dovrebbe produrre un numero percentuale mano a mano sempre più piccolo. Il fatto di scovare positivi e porli in isolamento dovrebbe infatti portare ad avere una minore diffusione del contagio, dunque anche un minor rischio che tra i contagiati vi siano persone che sviluppino sintomi tali da richiedere il ricovero in ospedale. In tal senso si dovrebbe quindi arrivare ad un punto in cui crescono i casi positivi rilevati, ma si rallentano i ricoveri ospedalieri, quindi anche i ricoveri nelle terapie intensive. L'obiettivo ultimo di tale progetto prevede infine quello che il Dott. Crisanti ha chiamato il «punto di flessione», una volta giunti al quale a calare dovrebbero infine essere anche gli stessi casi rilevati di soggetti positivi al virus. Questo significherebbe la progressiva vittoria sul virus.

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