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Verona, 19enne arrestato per spaccio: i genitori non lo rivogliono in casa

Il giovane era stato fermato sul motorino con un amico di 25 anni che nascondeva 91 grammi di hashish. In tribunale la madre non ha accolto la richiesta dei domiciliari: andrà in carcere

"Chi semina vento raccoglie tempesta". Sarebbero state queste le parole con la quale la madre di un 19enne non ha accolto la scelta dei domiciliari. Il giudice lo dovrà giudicare per l'accusa di spaccio di droga. I genitori non lo vogliono in casa e hanno negato "l'accoglienza" per arresti domiciliari al ragazzo. L'avvocato difensore ha provato in tutti i modi di tenere fuori dal carcere il suo giovane assistito, ma alla fine ha dovuto cedere alla richiesta del pm, disposta poi dal giudice: se ne andrà in carcere fino alla sentenza. Così, come spiega l'Arena, il 19enne ha varcato la soglia del penitenziario di Montorio.

L'ARRESTO - Il processo fa seguito all'arresto della polizia di lunedì scorso, quando il ragazzo, in compagnia di un amico di 25 anni, era stato fermato dalla polizia durante un normale controllo. Erano a bordo del loro motorino Piaggio e si erano dovuti fermare per l'Alt intimato dagli agenti delle Volanti della Questura. Erano praticamente terrorizzati che si venisse a scoprire cosa nascondevano. Così, con una mossa alquanto sospetta, uno aveva fronteggiato le divise coprendo con il corpo l'amico. Il 25enne, sicuro di potercela fare, aveva quindi infilato la mano nella tasca dei pantaloni cercando di disfarsi del contenuto. Un gesto che non ha fatto altro che peggiorare la situazione: i poliziotti, notando il lembo di un involucro di cellophane, hanno così scoperto la mattonella da 91 grammi di hashish. Il 19enne a casa teneva semi di marijuana, due coltelli sporchi di hashish e altrettanti grinder di forma cilindrica usati per tritare marijuana. Per gli accertamenti i giovani sono stati trasferiti in questura, dove avevano passato la notte, rinchiusi in cella, in attesa del processo per direttissima. Quello che hanno dovuto subire martedì.

IN LACRIME - All'uscita dell'aula del tribunale il 19enne non ha interrotto il pianto scatenato davanti a giudice, avvocati e genitori. "Vado in carcere perché a casa non mi vuoi", aveva urlato contro la madre, sorda alle richieste di accoglierlo ai domiciliari. Il genitore si è così espressa al figlio usando il terribile proverbio e chiudendogli praticamente la porta in faccia. Al padre non è restato altro da fare se non allontanare la moglie da quel figlio sventato. Il processo riprenderà giovedì, con l'eventuale sentenza definitiva.

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