Verona, mostra alla Gran Guardia: il comandante della Finanza è indagato assieme alla moglie

Sono per ora le uniche due persone su cui è stata aperta l'indagine rispetto all'esposizione dell'anno scorso. Al centro una fattura non pagata da 40mila euro. Il colonnello è stato trasferito a Roma

Il colonnello della guardia di finanza di Verona, Bruno Biagi

Un “fulmine a ciel sereno”. E’ quanto si può dire dopo la conferma delle indagini sull’allestimento della mostra alla Gran Guardia, già discussa in una puntata dell’ormai famigerata (in città) puntata di Report, su Rai3. Gli iscritti nel registro degli indagati, di cui poche ore fa si era data notizia, sono l’artista Barbara Pinna, la cui esposizione da fine agosto a fine settembre era stata ospitata nelle sale del palazzo storico che si affaccia su piazza Bra, e il marito Bruno Biagi, comandante della guardia di finanza di Verona e attualmente trasferito a Roma. Le accuse sono di abuso d’ufficio. Tutto ruota attorno alla mostra che sarebbe stata concessa “gratuitamente”: nella fattispecie, una fattura da 40mila euro non saldata per le spese dell’allestimento inviata da VeronaFiere Servizi all’Accademia delle Belle arti “Cignaroli”. Del caso si stanno occupando due inchieste della magistratura, una della Corte dei Conti per presunto danno erariale, e una della Procura di Verona, coordinata dal pm Valeria Ardito, che ha aperto negli scorsi giorni il registro degli indagati.

Biagi, da luglio 2010 al comando della guardia di finanza di Verona, aveva già querelato per diffamazione il giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, che curò i servizi su Verona. Ora il colonnello è stato trasferito a Roma e al suo posto, nel capoluogo scaligero, arriverà il pari-grado Pietro Bianchi, che lascerà il suo posto di vicecomandante del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma e che ha all’attivo le indagini sulla banca “Monte dei Paschi di Siena”. Non è dato sapere se il trasferimento derivi da semplice coincidenza. Con Biagi anche la moglie Barbara Pinna dovrà difendersi. La sua mostra di quadri alla Gran Guardia era stata allestita dal 29 agosto al 26 settembre 2013. La notifica delle indagini sui due coniugi è avvenuta l’11 aprile, mentre i finanzieri del Gico di Venezia e gli ufficiali di polizia giudiziaria coordinati dalla Procura di Verona completavano le perquisizioni e l’acquisizione di documenti negli uffici di VeronaFiere e all’Accademia. Come spiega L’Arena,

Tutto per acquisire il materiale necessario per verificare chi avesse pagato quell'allestimento costato poco più di 40mila euro e realizzato da Veronafiere Servizi Spa. Già, tutto ruoterebbe intorno a quel denaro (il catalogo della mostra è stato realizzato con il contributo di Cattolica che era tra gli sponsor) e la fattura inviata a marzo all'Accademia di Belle Arti è stata rispedita al mittente. Perchè l'Istituto non aveva richiesto alcun allestimento e tantomeno si era impegnata a pagare, aveva solo patrocinato l'evento, come fa con tutti gli insegnanti (e la Pinna ha tenuto in passato e tutt'ora tiene alcuni corsi, ma come collaboratore esterno).

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E così oltre al fatto che le spese per l'allestimento al momento non sono state pagate da nessuno, potrebbe anche delinearsi il problema della regolarità di quella fattura emessa a sei mesi dalla mostra e intestata a un ente che non solo non aveva richiesto prestazioni a Veronafiere Servizi (questo quello che sostiene il presidente dell'Accademia Stefano Pachera) ma che è stata restituita. Un'indagine, quella condotta dal pm Valeria Ardito, che prende le mosse da alcune lettere anonime recapitate, a metà agosto dello scorso anno, al quotidiano «L'Arena» (la missiva fu acquisita dalla pg il 13 agosto), alla procura della Repubblica e al Comando generale della guardia di finanza.

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