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Irruzione dei carabinieri in un opificio: 13 operai in nero e multa di 230.000 euro

Il blitz si è svolto a Isolalta in via Villafranca: i militari hanno trovato solamente 1 persona su 14 in regola. Precarie anche le condizioni igienico-sanitarie del laboratorio e dei dormitori che si trovavano in una palazzina poco distante. La titolare, una donna di 37 anni, è stata denunciata alla Procura della Repubblica

L'indagine dei carabinieri è iniziata qualche settimana fa, quando i militari hanno notato dei movimenti sospetti in via Villafranca ad Isolalta nel comune di Vigasio. 

Nello stabile individuato si trovava un laboratorio tessile gestito da una cittadina cinese di 37 anni. L'attività di monitoraggio, eseguita con alcuni servizi di osservazione, ha permesso di portare alla luce sia l'attività in orario notturno, che il via vai di operai, tutti con origini cinesi, dai locali adibiti a laboratorio agli alloggi dei lavoratori. Insolitamente il dormitorio però non era adiacente al capannone ma dislocato in una palazzina distante poche decine di metri, è stato facile quindi per i militari delineare gli orari dei lavoratori che spesso percorrevano quel tratto di strada anche in pigiama.

Il blitz delle forze dell'ordine è scattato nella tarda serata di venerdì 17 gennaio, quando una decina di carabinieri della stazione di Vigasio, coadiuvati dai colleghi del nucleo ispettorato del lavoro, hanno fatto irruzione nello stabile, mentre l'attività lavorativa si svolgeva a pieno regime. Sorpresi sul fatto, oltre alla titolare, anche 14 operai: 13 di questi privi di un contratto e quindi "in nero", mentre l'unica persona trovata in regola era una donna incinta al quarto mese. Alcuni di questi hanno anche provato a darsi alla fuga, i carabinieri però sono stati lesti a raggiungerli e bloccarli. 

Alla 37enne responsabile dell'attività sono state contestate numerose irregolarità: dalle precarie condizioni igenico-sanitarie dell'opificio e dei dormitori (con un solo servizio igienico presente per tutti e rimasugli di cibo sparsi), alle violazioni della normativa previdenziale e sulla sicurezza dei lavoratori. Per i casi in cui oltre il 30% della manodopera risulti irregolare scattano anche le aggravanti. La donna è stata quindi denunciata alla Procura della Repubblica, oltre ad essere multata con una contravvenzione che supera i 230.000 euro e vedere sospesa la propria attività.

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