Verona, l'attivista 22enne contro la polizia: "Mi hanno pestato a calci e pugni e trattenuto per 6 ore"

E' quanto ha riferito il giovane veronese Zeno Rocca, del Centro sociale "Pedro" di Padova e noto agitatore politico anche sulla piazza scaligera contro Lega Nord, Tav, e Casa Pound. La questura: "L'abbiamo solamente dovuto identificare"

L'attivista del Centro sociale "Pedro", Zeno Rocca

“Pestato a calci e pugni”. “Finito all’ospedale con costole rotte e lesione cervicale”. E’ quanto ha riferito il 22enne veronese Zeno Rocca, attivista del Centro sociale “Pedro” di Padova e noto agitatore politico anche sulla piazza scaligera contro Lega Nord, Tav, e Casa Pound. Martedì si è presentato assieme a una cinquantina di “No global” davanti alla questura di Padova per urlare ciò che gli era successo ore prima, precisamente lunedì scorso, verso le 13, davanti al liceo classico “Tito Livio”, pieno centro. Come spiega il Corriere Veneto, Rocca ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti

“I poliziotti mi hanno picchiato alla fermata del tram, senza motivo, poi mi hanno portato nelle celle di sicurezza della questura, rilasciandomi sei ore dopo, sono corso in ospedale mi hanno diagnosticato una costola rotta, lesione cervicale e 20 giorni di prognosi”

«Alle 12.30 passo in questura per firmare (il 22enne è sottoposto all'obbligo di firma per i disordini della manifestazione del 14 novembre 2012, ndr) all'uscita vado a prendere il tram, alle 13 circa dall'altra parte della strada passa una camionetta della celere (Secondo reparto mobile, ndr), i poliziotti mi guardano, fanno inversione e ritornano davanti a me, scendono in sei o in otto, e dicono: "Toccaci e ti insacchiamo di mazzate", poi mi provocano, parte l'ordine di togliermi il telefonino di mano, forse pensavano li riprendessi, e mi storcono anche l'altro polso per farmi cadere la sigaretta. Mi chiedono i documenti, io dico che non ho nessun obbligo di mostrarglieli, e loro mi rispondono: "Ora ti arrestiamo"»

L’invito del 22enne, a quel punto, è rivolto ai testimoni di riprendere l’intera vicenda con i telefonini.

«La celere chiama le volanti, partono calci, pugni al costato, mi infilano dentro la macchina e mi portano in questura - continua - nessuno mi ha detto quale reato mi fosse contestato, non ho potuto parlare con l'avvocato, nessuno dei miei amici sapeva dove fossi, mi hanno rilasciato alle sette di sera con la denuncia per resistenza, lesioni, minacce a pubblico ufficiale, è stato a quel punto che sono potuto andare in ospedale»

Dalla questura di Padova, tuttavia, una nota ha cercato di chiarire che le cose sono andate diversamente. Secondo la polizia, il 22enne avrebbe lanciato agli agenti “ripetute invettive” culminate “intorno alle ore 13e30 nella centrale via Riviera Ponti Romani, alla presenza di numerosi cittadini, nella necessità da parte di procedere alla identificazione del giovane, sconosciuto agli operatori. Nella circostanza, alcuni agenti scendevano dal mezzo chiedendo l’esibizione del documento di riconoscimento, ricevendone il fermo ed immotivato diniego, accompagnato da ulteriori plateali insulti”. “Ciò ha determinato la necessità di procedere al suo accompagnamento in Questura a bordo di un equipaggio della Sezione Volanti, azione che ha richiesto un intervento proporzionato, in considerazione dell’opposizione che il giovane frapponeva”.

Continua la nota della polizia padovana: “In ordine ai tempi di permanenza presso l’Ufficio di polizia, si specifica che l’individuo è stato trattenuto per il tempo necessario in considerazione del fatto che gli operatori che hanno proceduto al controllo, unici deputati alla stesura degli atti di polizia giudiziaria, sono dovuti ricorrere alle cure mediche presso il locale ospedale ricevendo una prognosi di giorni sette cadauna e che solo a seguito delle dimissioni, avvenute alle ore 17.40, hanno potuto redigere gli atti conseguenti all’episodio, conclusisi alle ore 19.00 circa”.

Al termine dell’attività Rocca è stato denunciato, in stato di libertà, per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, rifiuto di fornire le proprie generalità e lesioni e successivamente rilasciato. Sul caso sta indagando ora la Procura che avrebbe già richiesto i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona. Di tutta l’attività svolta in Questura è stata prontamente ed integralmente informata la locale Autorità Giudiziaria, cosi come della prognosi riportata dal giovane attivista".

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