Mafia nigeriana: base a Verona e 10 persone finite in manette nel blitz

L'operazione condotta dalla Polizia di Stato nella mattinata di martedì, si è spinta fino al capoluogo scaligero, da dove spesso partivano gli spacciatori con l'obiettivo di raggiungere la città di Trento

Il Vicequestore Tommaso Niglio con gli agenti della Mobile - Foto di TrentoToday

Sono scattate anche a Verona le misure cautelari della Polizia di Stato, che all'alba di martedì, coordinata dalla la Procura della Repubblica di Trento – Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato vita ad un blitz contro un’organizzazione criminale di matrice nigeriana dedita al traffico di sostanze stupefacenti nell'area trentina.
Sono state 27, complessivamente, le misure cautelari in carcere a carico di altrettanti soggetti di nazionalità nigeriana, eseguite dalla Squadra Mobile di Trento, coordinata dal Servizio Centrale Operativo ed in collaborazione con le Squadre Mobili di Milano, Bari, Brescia, Verona Cremona, Mantova, Piacenza, Ferrara, Vicenza, Treviso, Rovigo e persino in Germania, a cui hanno contribuito anche gli  equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Lombardia” ed unità cinofile della Polizia di Stato. 8 persone invece sono finite in manette in flagranza di reato, altre risultano ancora ricercate, mentre 40 consumatori sono stati seganalati. 

L'INIZIO - L'operazione è stata denominata "Sommo Poeta", perché il punto di raduno dell’organizzazione a Trento è stato individuato nella piazza principale antistante lo scalo ferroviario del capoluogo, dedicata a Dante Alighieri. Il tutto ha preso il via nei primi giorni del 2019, quando la Mobile trentina ha effettuato un arresto in flagranza di un cittadino nigeriano proprio nella piazza indicata. 

LE OPERAZIONI - Le indagini che ne sono seguite, avrebbero permesso di accertare che non si trattava di uno spacciatore isolato, ma di una vera e propria organizzazione, composta da cittadini nigeriani, i quali avevano messo in piedi un sistema estremamente remunerativo di vendita la dettaglio di droga nel centro storico di Trento, in grado di far fruttare a questa associazione a delinquere anche 8 mila euro al giorno. 
Sono scattate così le attività investigative della Polizia di Stato, d’intesa con l’Autorità giudiziaria di Trento, con l'utilizzo di pattuglie per contrastare lo spaccio di droga, costituito principalmente da marijuana ed eroina, che ha portato a ben 24 arresti in flagranza e al sequestro di 2000 dosi. Le indagini poi sono proseguite per risalire alla "testa" dell'organizzazione, le quali sono riuscite ad individuare alcuni soggetti, sempre di nazionalità nigeriana e tutti residenti a Verona: erano conosciuti con i nomi in codice di “Iron Boss” “Bobo”, “Ken ed “Ukua”, diminutivo di Samuel nel loro dialetto, i quali sono stati ritenuti al vertice della banda. 

LA RETE - Una delle principali caratteristiche di questa compagine, era quella di essere radicata al di fuori della piazza di spaccio prescelta, ovvero la città di Trento. Secondo gli investigatori, dopo essere stati istruiti dai capi dell’organizzazione attraverso una fitta messaggistica tramite servizi di instant messaging, i pusher si rifornivano di droga a Verona e Vicenza, prima di salire sul treno e raggiungere il Trentino, dove si sparpagliavano per le vie della città e dal quale rientravano poi nei loro luoghi di dimora con l'ultima corsa disponbile. 

VERONA - Il capoluogo scaligero, insieme a Vicenza, avrebbe dunque ospitato la base di questa organizzazione. In tutto, nella città scaligera, sono 10 gli individui finiti in manette nel corso dell'operazione (compresi i vertici dell'associazione), tra cui una donna che gestisce un negozio etnico nei pressi della stazione di Porta Nuova, dove è stato sequestrato mezzo chilo di marijuana e numerose pasticche, ritenute utili all'interruzione di gravidanza, ma che dovranno essere analizzate dalle forze dell'ordine. 

LE DICHIARAZIONI - «Siamo di fronte ad una comunità chiusa - ha detto il Vicequestore di Trento e capo della Squadra Mobile Tommaso Niglio, ai colleghi TrentoToday - che condivide una cultura comune e soprattutto una lingua, il broken english, non facile da interpretare. Fondamentale è stato il gioco di squadra una squadra formata da Questura, Procura, cittadini, ma anche da tante persone della comunità nigeriana che ci aiutano, persone perbene. Senza di loro quest'indagine non si sarebbe mai fatta, è importante sottolinearlo».

«È evidente che dietro lo spaccio c'è sempre un'organizzazione - ha detto il Procuratore di Trento Sandro Raimondi - quando uno vede uno spacciatore, a monte c'è sempre qualcun altro. Organizzazioni, in contrasto tra loro o che lavorano insieme. Camorra e 'Ndrangheta ormai lavorano insieme, non si pensi alle "cosiddette guerre tra clan". Il sistema è più complesso». 

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