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Ex officine Cardi, oggi la soluzione per 100 lavoratori

Ex officine Cardi, oggi la soluzione per 100 lavoratori

Ex officine Cardi, oggi la soluzione per 100 lavoratori

Tavolo tra Gruppo Margaritelli, Provincia e Comune per il rinnovo degli stabilimenti a Chievo

Potrebbero tirare un sospiro di sollievo già da oggi pomeriggio, i metalmeccanici delle ex Officine Cardi, ora Industria rimorchi Verona spa, di Chievo. Con la crisi ancora alle porte, che ha messo in ginocchio il settore logistico dei trasporti, la battaglia per far rimanere la produzione a Verona si gioca tutta nella quota di affitto degli stabilimenti, che restano di proprietà dell’ex società Cardi, e che dovrà essere ratificata da tutte le parti sociali entro il 31 dicembre. Un contratto di locazione troppo alto rispetto alle difficoltà economiche in cui versava l’azienda e che, dagli stessi proprietari degli immobili, era stato abbassato un anno e mezzo fa, alla simbolica cifra di un euro. Intanto la concessione attuale, a titolo praticamente gratuito, sta per essere rilanciata dalla dirigenza del Gruppo Margaritelli, che oggi, in Provincia, chiederà una proroga di sei mesi. Prezzi calmierati e maggior tempo a disposizione per cercare un nuovo sito idoneo all’insediamento delle officine è la richiesta della società ai proprietari della zona. Area ex-Lonardi, la Zai di San Pietro di Morubio, e nella zona industriale di Sega di Cavaion, a ridosso di Affi: queste le possibili aree dove potrebbero sorgere i capannoni Cardi. Alle 16 è stato convocato il tavolo tra i rappresentanti della società con sede a Pescara, che ha rilevato il centro produzione di via Aeroporto Berardi, l’assessore all’Urbanistica del Comune, Vito Giacino, l’assessore provinciale al Lavoro, Fausto Sachetto e i rappresentanti sindacali interni.

“La proroga del contratto- spiega Sachetto- verrà richiesta per altri sei mesi, che ci serviranno, in accordo con i privati e il Comune, ad individuare una zona in cui spostare la produzione, garantendo contemporaneamente la permanenza a Verona e la sussistenza di quelle famiglie che dipendono dal lavoro metalmeccanico”. Oltre un anno con il fiato sospeso per le 98 famiglie interessate dato che l’intero sistema produttivo rischiava di spostarsi a Pescara o Padova. In Comune era già stata presentata la relazione del vicesindaco Giacino, che si era mosso per mediare tra il Gruppo Margheritelli e i proprietari del terreno, che già puntavano a rendere edificabile l’intera zona. “Ci riuniremo per risolvere la questione ed evitare di far finire un centinaio di persone in mezzo alla strada- commenta Giacino-. Oggi la ditta comunicherà i siti che potrebbero ospitare l’azienda e per i quali raggiungeremo un accordo entro sei mesi qualora, al contratto d’affitto, verrà concessa la proroga alle stesse condizioni”. Il tempo per trovare l’accordo è agli sgoccioli, ma sia Giacino che Sachetto sono convinti che la soluzione sia alle porte e già questo pomeriggio potrebbe arrivare.


Meno fiduciosi sono i lavoratori e le rappresentanze sindacali: “Speriamo soltanto che gli stabilimenti restino nel comprensorio di Verona nord- argomenta Tiziano Verità, rsu Fiom- Il 99 percento di chi lavora all’Industria Rimorchi abita in quella zona. Spostare tutto a San Pietro di Morubio significherebbe creare solo disagi agli operai, che per raggiungere il posto di lavoro dovrebbero percorrere ogni giorno centinaia di chilometri”.

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