Verona, insulti e botte alla vicina di casa marocchina: "Sei venuta qui a fare la p..."

E’ finita nei guai per lesioni, ingiurie e violazione di domicilio una 52enne veronese, accanitasi contro la donna, originaria del Marocco, che le abitava accanto con la propria famiglia, a Boschi Sant’Anna

Non le aveva risparmiato nulla. Dalle offese, alle allusioni fino alle minacce e le botte. E’ finita nei guai per lesioni, ingiurie e violazione di domicilio una 52enne veronese, accanitasi contro la sua ex vicina di casa, originaria del Marocco, a Boschi Sant’Anna. I fatti contestati risalgono al 10 settembre 2012 e i giudici hanno punito la signora con sei mesi di carcere, anche in relazione all’aggravante per discriminazione e odio etnico e razziale. Come spiega il quotidiano L’Arena, la vittima, quel giorno, si trovava nel suo giardino di casa in compagnia del figlio, ancora piccolo. Era stata la veronese 52enne ad avvicinarsi a lei, urlando di voler parlare al suo compagno. Si era poi spinta oltre, facendo una vera e propria irruzione nella casa della vicina, continuando a gridare e pronunciando, secondo la ricostruzione dei giudici, frasi poco equivocabili. Come spiega il quotidiano locale, la donna l’aveva “invitata” inizialmente a tornarsene in Marocco poi, durante l’escalation di insulti le avrebbe chiesto se

“Sei venuta qui a fare la p…” … “Spostati marocchina di m..”

Al culmine della tensione e dell’ira la signora avrebbe poi aggredito la straniera, strattonandola per i capelli e spintonandola. Una volta a terra non si sarebbe fermata e sarebbero partite altre percosse. La malcapitata era dovuta ricorrere alle cure mediche per lesioni guaribili in 15 giorni. Successivamente la denuncia e, pochi giorni fa, la condanna. In base alla motivazione dei giudici, la vittima è apparsa subito precisa e non mossa da “intenti calunniatori” e perciò attendibile. La straniera, insomma, avrebbe, come spiega l’Arena,

“ricostruito i fatti in modo lineare, circostanziato e privo di contraddizioni con pacatezza nell'esposizione”

Per l’aggressore invece, il giudice si è basato anche sulla legge Mancino relativa all’odio razziale poiché ha

“voluto rimarcare la presunta situazione d'inferiorità dovuta alla provenienza etnica della denunciante” con frasi “palesemente espressione di odio nei confronti dei soggetti di nazionalità marocchina”

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