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Gli stabilimenti Ilva, a Taranto (Foto web)

Gli stabilimenti Ilva, a Taranto (Foto web)

Verona, sequestri all'Ilva per 916 milioni: confiscati beni e azioni societarie

Sono 24 le città, tra cui Verona, interessate dalla confisca di beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie. Pochi giorni fa a Bussolengo era finito nei guai il "direttore ombra", Lanfranco Legnani, 74 anni

Sono 24 le città interessate dal sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, di beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per una somma complessiva di oltre 916 milioni di euro, riconducibile a 13 società del Gruppo Riva, eseguito martedì dalla guardia di finanza, su disposizione del gip del tribunale di Taranto, Patrizia Todisco, nell'ambito dell'inchiesta della Procura ionica a carico dei vertici del gruppo Riva per associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale. Il sequestro ha interessato le città di Milano, Taranto, Verona, Roma, Genova, Cagliari, Modena, Parma, Reggio Emilia, Sondrio, Varese, Potenza, Bolzano, Savona, Bergamo, Brescia, Napoli, Salerno, Bari, Vercelli, Como, Massa Carrara, Lecco e Cuneo.

In particolare, sono state interessate nove società controllate in via diretta, e indiretta in forma dominante, dall'Ilva, tre società controllate in via diretta, in forma dominante, da Riva Forni Elettrici, e una società controllata mediante influenza dominante dalla holding Riva Fire. A conclusione di questa fase, sono stati sequestrati beni immobili per oltre 456 milioni di euro, disponibilità finanziarie per oltre 45 milioni di euro, e azioni e quote societarie per circa 415 milioni di euro. Sono stati sequestrati anche un centinaio di automezzi, il cui valore complessivo è ancora da quantificare.

L'ARRESTO DEL "DIRETTORE OMBRA" - Pochi giorni fa la guardia di finanza aveva proceduto all'arresto di cinque persone dando via al nuovo filone d'inchiesta sullo stabilimento tarantino. Analizzando le intercettazioni telefoniche, gli investigatori avevano scoperto che all'interno dell'Ilva operava una sorta di "struttura ombra" formata da elementi che non facevano parte dell'organigramma dell'Ilva ma erano collegabili all'azienda in quanto dipendenti di Riva Fire o consulenti esterni. Questa governance parallela, secondo la procura di Taranto e le Fiamme Gialle, aveva di fatto la responsabilità di alcune aree e potere decisionale e aveva il compito di gestire l'Ilva in base alla direttive della proprietà. Ai cinque arrestati è stata contestata l'associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione al testo unico ambientale. Tra di loro c'è Lanfranco Legnani, 74 anni, finito agli arresti domiciliari a Bussolengo, per motivi di età, gli altri quattro sono stati trasferiti nel carcere di Taranto. per gli investigatori si trattava di una struttura piramidale che si divideva in quattro fasce, dai "fiduciari base" agli "apicali", che impartivano ordini ai primi, fino al massimo esponente, quel "direttore-ombra" che gli inquirenti hanno individuato in Legnani.

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