Possedeva e scambiava pedopornografia online, arrestato 35enne

Viveva a Sommacampagna con i genitori ed ora è in carcere. È ritenuto uno dei nodi di una rete di pedofili presente in 15 regioni italiane e che la polizia postale ha sgominato

(Foto Polizia Postale)

C'è anche un veronese, un 35enne che viveva a Sommacampagna con i genitori e che ora è in carcere, tra gli arrestati dagli agenti della polizia postale nell'ambito di una vasta operazione di contrasto alla pedopornografia. Il 35enne veronese sarebbe uno dei nodi interni ad una rete di pedofili italiani. Una rete che toccava quindici regioni diverse e che è stata sgominata ieri, 4 luglio.

Gli investigatori coinvolti in questa indagini sono stati più di 200, facenti parte del centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online e della polizia postale di Torino. Il loro lavoro ha portato all'esecuzione di 50 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti cittadini, alcuni dei quali con precedenti specifici alle spalle. Le accuse sono detenzione, diffusione ed in alcuni casi anche produzione di materiale pedopornografico. Accuse che hanno chiuso le manette ai polsi di tre indagati, i quali sarebbero stati trovati in possesso di grandi quantità di materiale pornografico con minori.

L’indagine è il frutto di una collaborazione internazionale con il National Child Exploitation Coordination Center del Canada, che ha consentito di riscontrare tra gli utenti di una nota piattaforma di messaggistica istantanea comportamenti in violazione delle regole del portale. Violazioni che comprendevano la detenzione e la diffusione di materiale pedopornografico.
Il materiale illegale è risultato essere molto diversificato, passando da foto che rappresentavano scene di nudo ad altre aventi contenuti raccapriccianti e ritraenti violenze sessuali dove le vittime erano spesso neonati. In alcuni casi si è riscontrata la presenza di materiale autoprodotto in ambito familiare, mentre in altre immagini venivano coinvolti animali e adottate pratiche di sadismo.

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Gli agenti hanno isolato la posizione dei singoli utenti della piattaforma, recuperando per ognuno di loro il materiale condiviso. Una volta isolati i singoli utenti, è scattato quello che la polizia postale ha definito «pedinamento virtuale», il quale ha permesso di risalire all'identità reale dei presunti pedofili che facevano parte delle rete.

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