Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Crac Parmalat: la procura chiede il sequestro di 16,7 milioni dell'Hellas

Secondo i magistrati l'ex titolare del pacchetto di maggioranza del Verona, Giambattista Pastorello, avrebbe acquistato la squadra utilizzando soldi della Parmalat forniti da Callisto Tanzi. Il pretesto sarebbe stata la compravendita fittizia di giocatori

La procura di Parma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi e per l’ex titolare del pacchetto di maggioranza dell’Hellas Verona Giambattista Pastorello nell’ambito dell’inchiesta sul vecchio Parma calcio, quello dei grandi successi europei che fece crac insieme all’impero dell’ex re del latte. I pm hanno chiesto anche il sequestro conservativo di 16,7 milioni del Verona

A PESO D'ORO - Una maxi somma che gli inquirenti ipotizzano essere stata distratta dai due indagati dalle casse della squadra emiliana a beneficio dell’Hellas Verona, attraverso una lunga serie di compravendite fittizie di giocatori. Alcuni anche di grosso nome: l’attuale bomber del Bologna Gilardino, ad esempio, recente giustiziere dell’Inter, ma anche il fantasista romeno Adrian Mutu o un altro attaccante di peso come Emiliano Bonazzoli, giocatori per altro del tutto all’oscuro delle strane operazioni che avvenivano tra Tanzi e Pastorello. Finti acquisti e prestiti che si trasformavano in soldi e plusvalenze: ossigeno che, secondo la procura, il Parma girava al Verona permettendogli di sopravvivere. Anche perché, sempre secondo i pm, il vero capo dell’Hellas era lo stesso Tanzi, in barba allo statuto della Figc che vieta di possedere più di una squadra professionista.

IN ATTESA - I magistrati hanno ricostruito che l’acquisto del Verona venne effettuato da Pastorello grazie a generosi presti bancari ottenuti con fideiussioni di Tanzi che all’epoca, era il ‘98, aveva ancora un nome da spendere. L’udienza per lui e Pastorello è stata fissata per il 13 giugno: Tanzi, ai domiciliari in ospedale, pare intenzionato a patteggiare. ma prima, il gup Sarli potrebbe decidere se autorizzare il sequestro conservativo dei 16,7 milioni di beni riconducibili al Verona: così come anche di 1,8 milioni riferibili a Pastorello. Soldi che potrebbero poi finire nelle tasche dei creditori che hanno visto i propri risparmi spazzati via dal crac del secolo.

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