Condannato il capo dei Ros. Comand a Verona

Pena di 14 anni al generale dei carabinieri Ganzer per alcune "irregolarit nell'antidroga"

Condannato il capo dei Ros. Comand a Verona
Dopo 170 udienze che hanno costellato cinque anni di processo, dopo un'indagine partita dalla Dda di Brescia nel settembre 1997, l'attuale comandante del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri (Ros), il generale Giampaolo Ganzer, è stato condannato oggi a 14 anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre altri 12 imputati, tutti appartenenti all'Arma si sono visti infliggere pene comprese tra i 5 anni e 2 mesi e i 13 anni e 6 mesi.

I giudici dell'ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Luigi Caiazzo, al termine di una Camera di consiglio durata sette giorni, hanno inflitto la pena più alta, 18 anni, al narcotrafficante libanese ed ex confidente del Ros Ajaj Jean Bou Chaaya. Solo quattro su 18 gli imputati assolti, tra cui un carabiniere e tre presunti trafficanti stranieri. Per tutti gli imputati è caduta l'accusa di associazione per delinquere e sono stati prescritti i reati di peculato, falso e traffico d'armi. Caduta anche l'aggravante dell'associazione in armi.

Le 14 condanne dunque si riferiscono a singoli episodi delittuosi commessi nel corso di alcune importanti operazioni antidroga compiute "sotto copertura" dal Ros: "Cobra" del 1994 e "Cedro 1" del 1995, i nomi di quelle in cui i giudici hanno riscontrato le pesanti irregolarità che hanno portato alla condanna di Ganzer. La sentenza emessa dai giudici di Milano, che solo in parte hanno accolto le richieste del pm Luisa Zanetti che, ad esempio, aveva chiesto 27 anni per Ganzer, è particolarmente importante dato che riguarda un militare stimato e di lungo corso, a capo di una delle più qualificate strutture anticrimine presenti in Italia e che, fin dalla sua nascita nel dicembre del 1990, ha condotto molte delle maggiori operazioni antiterrorismo e antidroga. In alcune di queste il generale e gli altri carabinieri condannati oggi avrebbero passato il segno, forse per amplificarne il successo e accelerare la propria carriera, anche se bisognerà aspettare le motivazioni della sentenza per avere indicazioni più precise.

Quella sul Ros è stata infatti un'inchiesta delicata, lunga e difficile, seguita da una vicenda giudiziaria altrettanto complessa, inziata a Brescia, poi trasferita a Milano a causa della presenza tra gli indagati del magistrato Mario Conte (che sarà processato da solo e a parte), quindi a Bologna e infine riassegnata dalla Cassazione al capoluogo lombardo quando erano scaduti tutti i termini per gli accertamenti.

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