Test antidroga a scuola, gli studenti: «Usati come strumenti di propaganda»

«Ancora una volta, a causa dell’amministrazione comunale, è la nostra città la prima a sperimentare un nuovo sistema che sconvolgerà la vita scolastica degli studenti e creerà ulteriori disagi invece di prevenirli»

I carabinieri con i cani antidroga in una scuola - Immagine d'archivio

Ancora una volta, si cerca di trasformare la scuola in uno strumento di propaganda politica anziché di educazione, in seguito alla proposta dell'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan di rendere obbligatori test antidroga all'interno di tutte le scuole secondarie del Veneto.
Ancora una volta, a causa dell’amministrazione comunale, è la nostra città la prima a sperimentare un nuovo sistema che sconvolgerà la vita scolastica degli studenti e creerà ulteriori disagi invece di prevenirli.

Inizia così il messaggio pubblicato su Facebook dalla Rete degli Studenti Medi di Verona, dopo l'annuncio dei giorni scorsi sul possibile via al protocollo tra Comune di Verona, Ulss 9 Scaligera e Ufficio Scolastico per introdurre test antidroga nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado del capoluogo. 

Ci siamo spesso dichiarati scettici davanti alle soluzioni proposte per un tema così complicato, soluzioni che non hanno mai preso in considerazione il benessere di noi studenti utilizzando solo strumenti repressivi; infatti ci troveremo tra qualche settimana a dover interrompere le lezioni, ad esser visti come dei criminali da controllare e a vivere in un clima di terrore che non aiuterà chi si trova in difficoltà, ma contribuirà a farlo allontanare maggiormente dalle istituzioni.

Riteniamo che nelle nostre scuole debbano essere istituiti programmi di prevenzione e informazione, luoghi dove possiamo diventare consapevoli dei pericoli delle droghe pesanti, in modo che i nostri istituti possano diventare per noi un posto sicuro in cui stare.
Ribadiamo con fermezza che non è questa l’educazione che ci aspettiamo, chiediamo che il comune e la regione facciano un passo indietro sulla scelta di questo programma, occupandosi di trovarne di nuovi.
La vera prevenzione non è questa, gli studenti sono molto di più!

Una questione sulla quale si sono espresse anche la consigliera comunale a Verona per il Partito Democratico Elisa La Paglia e la deputata PD Alessia Rotta, che presenterà un'interrogazione al Miur.

Sulla legittimità di condurre test antidroga di massa all’interno delle scuole medie e superiori di Verona e del Veneto la deputata Alessia Rotta ha inoltrato interrogazione al Ministro dell’Istruzione.

Per come stati presentati e illustrati, prima in commissione consiliare e poi sulla stampa, i test non garantiscono né l’anonimato né l’adesione su base volontaria. La linea tracciata dal responsabile del progetto dottor Serpelloni è chiarissima: se rifiuta il ragazzo, la famiglia viene informata, se rifiuta anche la famiglia, per Serpelloni è legittimo “farsi una certa idea”. L’anonimato scompare nel momento in cui vengono raccolti nomi e cognomi e catalogati referti.

L’unico vero effetto che una campagna del genere è in grado di provocare è di allontanare dalla scuola gli adolescenti che effettivamente hanno dei problemi con le sostanze. E deresponsabilizzare il ruolo dei genitori che in nessun modo possono delegare i propri compiti attraverso la firma di una liberatoria. L’esatto contrario di ciò che serve ad un ragazzo in difficoltà. Per non parlare dell’etichettatura a cui si sottopone chi legittimamente rifiuta l’esame.

Si tratta, in definitiva, di una inaccettabile invasione di campo nel rapporto tra studenti, scuola e famiglie, perché attacca i principi stessi su cui si fondano gli istituti partecipativi della scuola. Ci sono responsabilità della scuola e responsabilità dei genitori. Qualcuno ha scambiato i punti di ascolto del disagio per dei punti di denuncia.

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