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«Basta promesse: il punto di primo intervento di Bovolone deve riaprire»

«Il personale non ha lavoro e viene messo in ferie, mentre gli utenti sono costretti a recarsi al Pronto soccorso di Legnago, con disagi comprensibili fino a un paio di settimane fa», dicono i consiglieri Bigon e Brusco

San Biagio di Bovolone - Immagine di repertorio

«Perché il punto di primo intervento di Bovolone è ancora chiuso? L’assessore Lanzarin e il direttore generale dell’Ulss 9 Girardi avevano assicurato che finita l’emergenza sanitaria tutto sarebbe tornato come prima: basta promesse a vuoto, deve riaprire». È quanto chiedono i consiglieri Anna Maria Bigon (PD) e Manuel Brusco (M5S), rivolgendosi alla Giunta del Veneto. 

«Tutto tace, le nostre interrogazioni e mozioni sono rimaste senza risposta, così come le voci che paventano una chiusura definitiva non sono state smentite. Il punto di primo intervento è chiuso da ormai due mesi: il personale non ha lavoro e viene messo in ferie, mentre gli utenti sono costretti a recarsi al Pronto soccorso di Legnago, con disagi comprensibili fino a un paio di settimane fa, non adesso visto che Zaia ogni giorno parla della necessità di aprire tutto e subito. Bovolone - ricordano i due consiglieri - serve un bacino importante ed ha 15mila accessi l’anno, stiamo parlando di un presidio assolutamente necessario. Regione e Ulss 9 rispettino le promesse, non prendano in giro i cittadini!».

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