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Al via la seconda parte dell'indagine epidemiologica sul coronavirus a Verona

È l'unica con un campione statisticamente rappresentativo condotta finora in Italia. Permetterà di stimare la prevalenza e l'incidenza di infezione attiva su 1.515 cittadini già analizzati nella prima fase 19 mesi fa

Lunedì prossimo, 22 novembre, al centro diagnostico terapeutico dell'ospedale Sacro Cuore Don Calabria, in Via San Marco a Verona, prende il via la seconda fase dello studio epidemiologico "Comune di Verona 2020". La prima fase è stata realizzata tra aprile e maggio dello scorso anno con lo scopo di indagare la percentuale nella popolazione dei casi asintomatici di Covid-19 in città. Con la seconda fase si vuole stimare la prevalenza e l'incidenza di infezione attiva sullo stesso campione statistico iniziale (1.515 cittadini) a distanza di 19 mesi. Inoltre, con il dosaggio degli anticorpi, lo studio ha l'obiettivo di quantificare la percentuale di abitanti che hanno sviluppato una risposta anticorpale al coronavirus a causa dell'infezione naturale o grazie al vaccino. Già 750 veronesi hanno dato il loro consenso. E a breve tutti i 1.515 cittadini coinvolti nella prima fase dello studio saranno ricontattati.

È l'unica indagine epidemiologica su campione statisticamente rappresentativo condotta finora in Italia e vede la collaborazione del Comune e dell'università Verona, dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata e dell'Ulss 9 Scaligera. Lo studio è condotto dell'ospedale di Negrar e i risultati della prima fase sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Emerging Infection Diseases, mentre il protocollo dello studio era stato pubblicato sul British Medical Journal Open, come uno dei pochi esempi di indagine epidemiologica sulla diffusione del virus in quel momento realizzati a livello globale.

LA RACCOLTA E L'ANALISI DEI DATI

Tramite chiamata telefonica, i 1.515 cittadini veronesi già coinvolti nella prima fase saranno invitati a recarsi, dal 22 al 28 novembre, al centro diagnostico terapeutico di Via San Marco. Qui, i sanitari guidati dal dottor Carlo Pomari, responsabile della pneumologia e coordinatore dello studio, sottoporranno i candidati a un prelievo di sangue per il dosaggio degli anticorpi anti-Covid e al tampone molecolare naso-faringeo. Inoltre, saranno rilevati i parametri respiratori tramite una spirometria. I campioni biologici raccolti verranno analizzati dal laboratorio di microbiologia del dipartimento di malattie infettive e tropicali del Sacro Cuore Don Calabria, diretto dal professor Zeno Bisoffi, e consegnati al professor Massimo Guerriero, biostatistico ed epidemiologo, per un’analisi statistica, che prevede un margine di errore al massimo dell’1,5% nelle stime dei diversi parametri.

IL PROGETTO EUROPEO ORCHESTRA

La seconda fase dello studio epidemiologico "Comune di Verona 2020" si arricchisce anche di un'ulteriore indagine: un campione di 80 soggetti (scelti dai 1.515 secondo criteri stabiliti sulla base della data della vaccinazione o di una pregressa infezione) verranno sottoposti, previo consenso informato, a un ulteriore prelievo ematico per analizzare numerosi aspetti della immunità cellulare, la famosa "memoria immunologica", cioè la risposta che il nostro sistema immunitario mette in atto quando viene in contatto con un agente patogeno già conosciuto, risposta che si attiva sebbene siano venuti meno con il tempo gli anticorpi specifici contro quel virus o quel batterio.
Questa parte dello studio rientra nel progetto di ricerca internazionale Orchestra guidato dalla professoressa Evelina Tacconelli, direttrice della sezione di malattie infettive dell'università di Verona, che coinvolge 15 Paesi ed è finanziato dall'Unione Europea con lo scopo di trovare soluzioni rapide e innovative per la gestione della pandemia da Covid-19.

I RISULTATI DELLA PRIMA FASE DELLO STUDIO

La prima fase dello studio si è svolta dal 24 aprile all’8 maggio 2020. Hanno aderito 1.515 (99,2%) veronesi dei 1.527 del campione statisticamente rappresentativo della popolazione veronese (235.000 abitanti). Sono stati trovati 10 soggetti asintomatici positivi al tampone (0,7%) e corrispondenti, nella popolazione generale, a 1.645 cittadini veronesi, verosimilmente in grado di infettare. Sono stati 68 i soggetti con tampone negativo ma con anticorpi (4,5%), pari a 10.575 cittadini veronesi che hanno contratto il virus. Di questi solo l'11% aveva già ricevuto una diagnosi, mediante tampone, mentre addirittura l’89% dei soggetti ha riferito di non aver avuto alcun sintomo o solo lievi sintomi correlabili a Covid-19. Sintomi talmente lievi da non inficiare la normale vita quotidiana. Questi fanno parte dei cosiddetti poco-sintomatici che hanno avuto un ruolo fondamentale nella diffusione del virus. I tamponi negativi sono stati 1.437 (94,8%), pari a 222.730 cittadini veronesi.
In conclusione, lo studio ha indicato un'altissima percentuale di cittadini che a maggio non erano venuti in contatto con virus. Per questo si raccomandava di mantenere le misure di contenimento del virus per non mettere in crisi gli ospedali in particolare le terapie intensive.

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(Da sinistra: Tacconelli, Sboarina, Pomari, Guerriero)

I COMMENTI

«Ancora una volta c’è una grande squadra pronta a scendere in campo per la città, con progetti all’avanguardia, in questo caso di tipo medico-scientifico - ha spiegato il sindaco di Verona Federico Sboarina - Questa seconda fase dell’indagine sarà fondamentale e ci darà risultanze importanti. I dati raccolti avranno anche un valore sociale e permetteranno agli amministratori di tarare le decisioni in materia di sicurezza e sanità pubblica, ordinanze comprese. Come ripeto da giorni, anche se siamo nella fase di ripresa, e quindi ben vengano gli eventi, e le tante presenze in città, occorre responsabilità e attenzione. Mascherina e distanziamento vanno mantenuti. Ma avere degli strumenti scientifici ulteriori sarà determinante nella lotta contro il virus».
«A distanza di un anno e mezzo - ha detto Pomari - questa seconda fase dello studio ci permetterà di rivedere gli stessi soggetti, osservarne le funzioni respiratorie e, in chi aveva già contratto il virus, tracciare la scia di disturbi lasciata dal Covid. Inoltre, rispetto alla prima volta, potremo verificare l'andamento degli anticorpi in coloro che erano già stati positivi e in chi si è vaccinato, rilevando anche i casi di reinfezione nonostante l'immunizzazione. La metà dei veronesi interpellati ha già confermato l'adesione, ci aspettiamo una risposta affermativa anche dagli altri».
«Dalla prima fase emerse che solo il 5% dei veronesi era venuto a contatto con il Covid - ha sottolineato Guerriero -, ma che tantissimi erano ancora suscettibili. Con questa seconda fase potremo accertare cosa è successo in questi 18 mesi. Avremo una stima del virus attivo e dell'incidenza sulla popolazione. Uno studio unico in Italia, rappresentativo di tutti i 230 mila cittadini con più di 10 anni, che ci darà importanti informazioni cliniche sul long Covid, ossia sui problemi riportati dal circa 50% degli adulti infettati e dal 15% dei bambini».
«Uniamo le forze per studiare ancora più approfonditamente il long Covid, che in Azienda ospedaliera stiamo monitorando con un ambulatorio dedicato che ha 1.100 pazienti - ha aggiunto Tacconelli - Tante sono le patologie psichiatriche e psicologiche riscontrate dopo 6 mesi dall’infezione, non solo in chi è stato ricoverato ma anche in chi è rimasto in isolamento a casa. Vedremo le differenze tra chi ha avuto l’infezione e chi è stato vaccinato anche sullo sviluppo degli anticorpi. E poi l’immunità personale sviluppata dai soggetti che aderiranno all’indagine».
«Uno studio interessantissimo - ha commentato il direttore del dipartimento di diagnostica e sanità pubblica dell'Aoui di Verona Albino Poli - che ci permetterà di capire meglio l’andamento dell’epidemia, così come la reale copertura immunitaria. L'università di Verona è orgogliosa di fare parte di questo progetto e dell’unico monitoraggio statisticamente rappresentativo d’Italia».
«Orgogliosi di avere sul territorio uno studio scientifico di questa valenza - ha detto il direttore dell'Ulss 9 Scaligera Pietro Girardi - L'augurio è che i risultati arrivino dopo la fine della pandemia. Dobbiamo incidere sulla campagna vaccinale e utilizzare tutte le misure di prevenzione perché i contagi crescono e le persone non sanno quando e dove si sono infettate. A livello ospedaliero stiamo aumentando i posti letto per essere pronti, ma speriamo non serva. Al momento puntiamo a recuperare le prestazioni non erogate nei mesi più difficili».
«L'80% di chi arriva in terapia intensiva non è vaccinato - ha concluso Bravi - Ricordo che ci sono terapie alternative come quelle monoclonali alle quali si può accedere. E Verona è la prima azienda per erogazioni di questo tipo. Dobbiamo proteggerci il più possibile, con tutti gli strumenti a nostra disposizione».

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