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Breve storia della Biblioteca Capitolare di Verona, la più antica ed affascinante

Risalente al V secolo dopo Cristo è la più anziana d'Europa. Nel tempo ospitò personaggi illustri come Dante e Petrarca e fu depredata da Napoleone

Qual è la biblioteca più antica della città di Verona? Semplice, si tratta della Biblioteca Capitolare che in verità è addirittura una delle più antiche biblioteche del Mondo intero. Così importante nel suo genere che il noto paleografo Elias Avery Lowe ebbe a definirla "la regina delle collezioni Ecclesiastiche". La Bibliotecha Capitularis Veronensis vanta il primato di anzianità nell'area di cultura latina, essendo nata nel quinto secolo dopo Cristo, quale diretta emanazione del cosiddetto "Scriptorium", l'officina libraria gestita da sacerdoti noti sotto il nome di Canonici del Capitolo (da cui l'aggettivo "capitolare"), i quali essenzialmente erano i preposti allo svolgimento delle funzioni liturgiche più importanti all'interno della Cattedrale.

Le Istituzioni di Gaio

La Capitolare di Verona si trova nella zona medievale della città, non lontana da Ponte Pietra e vicino al Duomo, e al suo interno sono contenuti moltissimi codici manoscritti tra cui, importantissimo, il codice palinsesto XV che contiene le "Istituzioni di Gaio", unico esemplare esistente al Mondo. Si tratta di un'opera didattica in quattro libri del Giurista romano Gaio, composta tra gli anni 168 e 180 e considerata unica nel suo genere, in quanto è la sola opera del Diritto classico romano ad essere pervenuta fino ai giorni nostri in forma diretta, senza che vi fossero state ulteriori compilazioni.

L'indovinello veronese

All'interno del codice LXXXIX, un libro di preghiere liturgiche usato in Spagna, è invece contenuto il cosiddetto "Indovinello veronese", appuntato a margine in un'età compresa tra l'VIII e il IX secolo. Si tratta di una breve frase che da molti è considerata come la più antica espressione scritta della nascente lingua italiana, nel suo passaggio storico dal latino. L'indovinello istituisce, secondo una possibile interpretazione, una sorta di parallelismo tra l'attività del bracciante che ara i campi e quella dell'amanuense che deposita l'inchiostro sulle pagine nell'atto di scrivere. In questo senso, l'indovinello venne anche citato all'interno di un romanzo dello studioso e bibliofilo Umberto Eco.

Visitatori illustri: Dante e Petrarca

A partire dal 1200 circa, lo "Scriptorium" iniziò ad essere considerato ed utilizzato come una vera e propria biblioteca, un luogo cioè dove recarsi prevalentemente per studiare, consultare libri per fare ricerca e all'interno del quale conservare i volumi. Si narra che nel 1320 il sommo poeta Dante Alighieri venne invitato dai sacerdoti del Capitolo a tenere una conferenza, mentre più tardi fu Francesco Petrarca ad essere invitato dal suo amico veronese Guglielmo da Pastrengo a consultare i volumi della Biblioteca Capitolare. A metà del 1400, in seguito all'invenzione della stampa, entrarono a far parte della collezione anche i primi testi a stampa, i cosiddetti "incunaboli" prodotti fino al 1500.

"Predoni" e bombe

In età napoleonica, la ricchezza della collezione contenuta nella Biblioteca Capitolare di Verona, indusse l'imperatore francese a depredarla letteralmente di 31 codici e 20 incunaboli che furono inviati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, dei quali dopo la disfatta di Bonaparte soltanto i due terzi rientrarono nell'anno 1816. Quando vi fu a Verona la grande inondazione dell'Adige nel 1882, la stessa biblioteca ne fu colpita duramente, con oltre 11.000 pergamene ricoperte dal fango e in gran parte ripulite durante gli anni successivi. Ancor più duro fu il colpo che la Capitolare subì quando, durante la seconda Guerra Mondiale, fu bombardata insieme al resto della città il 4 gennaio 1945, venendo rasa al suolo. Alcuni volumi furono tratti in salvo preventivamente, altri recuperati da sotto le macerie negli anni succesivi.

Il patrimonio odierno della biblioteca

Ad oggi il patrimonio della Biblioteca Capitolare di Verona è di grandissima rilevanza e consta di 1.200 manoscritti, 245 incunaboli, 2.500 cinquecentine, 2.800 seicentine ed oltre 70.000 volumi, cui si aggiungono costantemente nuove enciclopedie, dizionari, pubblicazioni specialistiche e riviste. Al suo interno è inoltre attivo un laboratorio per il restauro dei codici antichi. Il prestito dei libri non è consentito. 

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