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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Economia

Il moscato Canelli ha fatto il suo debutto al Vinitaly

Erano 22 anni chenel comune di Asti si lavorava per raggiungere questo obbiettivo

Chi vorrà degustare un Moscato d’Asti di qualità superiore in questi giorni inizierà a trovare sul mercato la “Superzona” Canelli. Ventidue comuni dell’area storica del Moscato di qualità.  Il Moscato Canelli ha fatto il suo debutto ufficiale in società lunedì scorso al VinItaly di Verona. Erano 22 anni che in città si lavorava per raggiungere questo obiettivo.

Produttori, l’associazione Produttori Moscato di Canelli, le amministrazioni comunali che si sono succedute sono arrivate ad ottenere la prestigiosa sottozona “Canelli” , che è entrata ufficialmente nel disciplinare di produzione a riconoscere la paternità di quest’uva e del suo vino. Si può sorvolare sull’inadeguatezza del termine “sottozona” che ai non addetti ai lavori può sembrare sminuente, ma che fortunatamente non comparirà in etichetta. Le prime bottiglie di Moscato d’Asti Docg “Canelli” sono in produzione dalla vendemmia 2011, entrano ora gradatamente sul mercato e rappresentano al meglio i “cru” di qualità superiore.

Ventidue i Comuni che, attraverso regole molto rigorose imposte dal disciplinare di produzione, possono fregiarsi di questo appellativo. Giustamente orgoglioso di questo traguardo storico il sindaco di Canelli, Marco Gabusi accompagnato per l’occasione dal consigliere delegato all’Agricoltura, Piercarlo Merlino e da alcuni produttori dell’Associazione Moscato di Canelli. Non va dimenticato che il vitigno è classificato nei testi di ampelografia come Moscato Bianco o di Canelli. Ignazio Giovine (nella foto a destra del sindaco), dell’azienda vitivinicola “L’Armangia” portavoce dell’associazione Produttori Moscato Canelli, nel suo intervento ha sottolineato l’importanza di questo riconoscimento, che parte anche dalla grande selezione qualitativa in vigneto, con una produzione ridotta a 95 quintali di uva per ettaro , che scende addirittura ad 85 per aggiungere in etichetta l’ulteriore qualificazione “vigna”.


“E’ vero che il Moscato d’Asti sta andando molte forte a livello internazionale, arrivando a 24 milioni di bottiglie – ha affermato con un vena un po’ polemica Giovine – d’accordo che è in atto la “Moscatomania”, ma va ricordato che la produzione ai vertici qualitativi è riconducibile alle realtà produttive delle aziende agricole e di qualche Cantina che lavora alla massima selezione, per un totale che arriva al massimo a 6/7 milioni di bottiglie”.

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