Veronafiere, chiusa prima fare dell'aumento di capitale con 28 milioni di euro

Aumento a cui ha partecipato anche il Comune di Verona. Il sindaco Sboarina: «Il capitale investito appartiene ai veronesi, ora deve essere messo a frutto per risollevare una città tramortita dalla pandemia»

Si è chiusa la prima fase dell'aumento di capitale di Veronafiere. Con 28,6 milioni sui 30 complessivi, è stato sottoscritto l'aumento di capitale al termine della prima fase riservata ai soci. L'operazione è stata ufficializzata venerdì scorso, 28 maggio, dalla sede di Viale del Lavoro.
Tra i firmatari, anche il sindaco Federico Sboarina per il Comune di Verona, che detiene il 39,483% delle quote societarie. E diverse sono state le tematiche toccate dal primo cittadino nel suo intervento.

«È un aumento di capitale complessivamente importante e per il Comune di Verona il più importante di sempre, mai fatto finora per Veronafiere - ha detto Sboarina - Questa è un'operazione storica, sia per le proporzioni che per il periodo in cui viene sottoscritta. La celerità dei soci nel trovare la piena condivisione è l’emblema di quanto sia strategica per il futuro della nostra città, del territorio, delle eccellenze che sono patrimonio di un intero Paese. Veronafiere ora ha una grande responsabilità, il Comune ha sottoscritto perché crede a questo nostro asset quale moltiplicatore e generatore di ricchezza. Il capitale investito appartiene ai veronesi, ora deve essere messo a frutto per risollevare una città tramortita dalla pandemia. Di fronte a questo enorme atto di fiducia, è fondamentale l’assunzione di responsabilità. Da mesi dico che la fiera è indispensabile per il nostro territorio, tanto da aver chiamato alle armi tutte le forze economiche della città. Ancora mesi fa ho voluto delineare una strada che guardasse con lungimiranza al futuro di Verona attraverso questo aumento di capitale, un percorso che è stato recepito dal consiglio comunale con l'approvazione del bilancio e della delibera sull'aumento. Strategia che è stata condivisa anche dalla compagine societaria di Veronafiere, che a sua volta raggruppa le più importanti istituzioni pubbliche del territorio e altrettanto importanti soci privati. Il documento programmatico sottoscritto da tutti i soci, sia pubblici che privati, ha dato origine ad una sintesi della quale dobbiamo essere orgogliosi. Se tutti hanno sottoscritto l'aumento di capitale significa che, nonostante ruoli e aspettative differenti, la fiera di Verona è un vero motore economico che sa rispondere sia agli interessi privati che alla missione degli enti pubblici, ossia creare condizioni di sviluppo per tutto il territorio, generando ricchezza e benessere per la nostra comunità, a maggior ragione in questo periodo storico. Verona è stata colpita al cuore da questa pandemia, più di tante altre città, proprio per la sua vocazione turistica e culturale, perché vive di spettacoli ed eventi internazionali. Da noi più che da altre parti il Covid ha generato il deserto economico, non potevamo permettere che inaridisse i pilastri della nostra economia, correndo il rischio di non trovarli in salute a fine pandemia. Questo aumento di capitale non fa il bene solo di una società, quindi, ma di un intero territorio, dal lago di Garda alla bassa veronese. La ripartenza della fiera avrà una ricaduta in termini occupazionali e sarà un volano dell’economia su larga scala, a beneficio della città ma anche di tutte le realtà vicine. La politica nel suo agire deve avere delle priorità, nella nostra visione di sviluppo c’è senz’altro il sostegno ai nostri asset. Abbiamo fatto uno sforzo incredibile, ora è il momento che il Governo faccia altrettanto. Non siamo qui a chiedere, abbiamo investito per primi e vorremmo che chi ci governa seguisse il nostro esempio. È impensabile che sia l’ultimo anello della catena a tenere in piedi un intero territorio. Lo chiediamo per la fiera di Verona, così come per le altre importanti fiere italiane. Ci aspettiamo che gli attori nazionali facciano la loro parte per dare impulso a questi asset strategici. I nostri brand, come Vinitaly, non sono l’eccellenza di un solo territorio ma rappresentano l’Italia nel mondo».

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