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Bar, ristorante "solo asporto" - foto Ansa via Today.it

Bar, ristorante "solo asporto" - foto Ansa via Today.it

Bar e ristoranti aperti la sera con il prossimo Dpcm dopo il 5 marzo: quali spiragli ci sono 

Possibili novità con il Dpcm in scadenza ed il nuovo decreto: «La riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo non è più rinviabile». Chiesta al governo Draghi anche l'apertura locali fino alle 18 in zona arancione

Lunedì 22 febbraio è giunto il primo vero provvedimento di gestione della pandemia da coronavirus, se si prescinde dal pasticcio sugli impianti sciistici, firmato dal governo a guida Mario Draghi. Si tratta del decreto-legge che ha prolungato fino al prossimo 27 marzo 2021 il divieto di spostamento tra Regioni diverse, a prescindere dal loro colore. Una misura dunque all'insegna della prudenza, con l'introduzione peraltro di una restrizione ulteriore per quanto riguarda la cosiddetta "visita a casa" che non sarà più consentita all'interno delle aree rosse.

Decreto approvato: stop spostamenti tra Regioni fino al 27 marzo e restrizioni visita a casa

Inutile nascondere, tuttavia, che la grande attesa e l'attenzione di tutti sia in realtà orientata a scoprire quanto prima possibile quelle che saranno le scelte del governo Draghi su altre questioni essenziali, su tutte la possibile riapertura di alcune attività oramai ferme da circa un anno, salvo brevissimi periodi in estate, come piscine e palestre. Ma le principali aspettative riguardano in verità il settore della ristorazione. Le richieste da parte delle associazioni di categoria sono chiarissime: aprire i ristoranti e bar anche la sera nelle Regioni in zona gialla, poiché se il rispetto dei protocolli preserva dal contagio a mezzogiorno, non si capisce per qual motivo non possa farlo anche all'ora di cena, certo nel rispetto dell'orario di "coprifuoco" che, con il decreto-legge di ieri, per induzione si è già ben compreso non varierà di una virgola nel prossimo Dpcm.

Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, in una nota ufficiale fa sapere che «la riapertura serale, almeno nelle zone gialle, dei pubblici esercizi in grado di garantire il servizio al tavolo non è più rinviabile». La stessa Fipe, quale motivo ulteriore per credere con convinzione che questa opportunità di allentamento delle restrizioni sia una concreta ipotesi da valutare per il governo, aggiunge: «È significativo che anche l’Anci (Associazione nazionale Comuni italiani, ndr), e dunque i sindaci di tutta Italia, si sia detta favorevole a un allentamento delle restrizioni nei confronti di bar e ristoranti. Sta crescendo la consapevolezza che è più facile far rispettare le misure di distanziamento e di sicurezza sanitaria all’interno di un locale, piuttosto che nelle piazze e nelle strade dove le persone finiscono per assembrarsi senza alcuna precauzione». Di qui, senza troppi giri di parole, il chiaro auspicio che Fipe assegna alle cronache: «Ci auguriamo che il primo Dpcm del nuovo governo segni un cambio di passo nelle politiche di mitigazione del contagio da Covid-19, che da troppo tempo stanno penalizzando solo alcune categorie caricandole di responsabilità che non gli spettano».

Vi è poi naturalmente anche un altro tema, quello cioè della tempistica con la quale i nuovi provvedimenti del governo vengono resi di pubblico dominio. Non si sono fatti finora grandi passi avanti purtroppo, dopo il caos sugli impianti sciistici, la proroga sul divieto degli spostamenti tra Regioni è giunta a soli tre giorni dalla scadenza, mentre la speranza è che il Dpcm (o il nuovo decreto-legge, a seconda di quale strumento normativo si scelga di adottare), venga definito quanto prima. «Da un anno - spiega la Federazione italiana dei Pubblici esercizi - portiamo avanti la battaglia a difesa della dignità di centinaia di migliaia di imprese che non possono essere aperte o chiuse con un’ordinanza pubblicata nella notte e valida dalla mattina successiva. Occorre rispetto per il lavoro di oltre un milione di persone e per un’intera filiera che proprio in bar e ristoranti ha un fondamentale punto di riferimento. Chiediamo ai nostri imprenditori di applicare con rigore i protocolli sanitari e chiediamo alle Istituzioni controlli a tappeto perché tutti li rispettino».

Tali richieste hanno però un obiettivo ben preciso, vale a dire non solo consentire «di poter riaprire anche alla sera, fino alle 22, in zona gialla», ma possibilmente anche di poter tenere aperti i locali della ristorazione «fino alle 18 in zona arancione». La seconda richiesta, infatti, è proprio quella di rivalutare le restrizioni sin qui previste per la fascia arancione, dove i locali dovrebbero limitarsi all'asporto ed al servizio a domicilio. Sul punto specifico, la volontà di un ripensamento era stata espressa anche da parte dello stesso presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. La Federazione italiana dei Pubblici esercizi va oltre, avanzando al governo una proposta ben precisa: «Visto che i contagi si stanno diffondendo a macchia di leopardo sul territorio, con piccoli focolai e città pressoché immuni, chiediamo che le aperture possano essere regolate anche su base locale, di modo che le misure restrittive siano efficaci e selettive». Il governo di "tutti" a guida Mario Draghi, saprà dare risposta  a queste istanze? L'ora delle scelte vere, oggi, non è più rinviabile.

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