Buona alimentazione nel ciclo della vita, incontro formativo a San Pietro in Cariano

Una corretta alimentazione diventa sempre più una emergenza socio-sanitaria e una caratteristica fondamentale del poter vivere e del saper vivere. Diventa importante approfondire in quale modo il sapersi alimentare incide nel nostro saper vivere in maniera sana o malata.

Sabato 23 settembre (ore 8.30-13.30) presso il Gran Can RistorArteHotel Comunità, Via Campostrini 60 a San Pietro in Cariano (Vr) si svolgerà l’incontro formativo gratuito (5 Crediti ECM Veneto, Provider SSPI, AOUI Verona) dal titolo “Una buona alimentazione nel ciclo della vita”.

Il corso desidera mettere in evidenza ed approfondire, con un approccio multidisciplinare e multi professionale, gli aspetti e i temi che possono condizionare o migliorare il nostro saperci alimentare quotidianamente. Relatori dell’incontro saranno:

Antonio Bonaldi, Presidente Slow Medicine
Chiara Bovo, Direttore Sanitario, AOUI Verona
Roberto Castello, Direttore UOC Medicina Generale e SDC, AOUI Verona
Riccardo Dalle Grave, Nutrizionista, Verona
Caterina Diani, Associazione Indipendenze, Verona
Vincenzo Di Francesco, Direttore UOC Geriatria “A”, AOUI Verona
Claudio Maffeis, Direttore UOC Pediatria, AOUI Verona
Francesca Mazzola, Giornalista  de L’Arena
Viviana Olivieri, Servizio per lo Sviluppo della Professionalità e l’Innovazione, AOUI Verona
Stefano Tardivo, Università degli Studi di Verona
Ilaria Tenuti, UOC Medicina e SDC, AOUI Verona  

Alcuni dati di approfondimento

Con il temine obesità si indica un indice di massa corporea (espresso come Kg/m al quadrato ) >30. Nel 2015 i dati Ocse indicano che il 19,5% di adulti in media era obeso. Questo tasso varia da meno del 6% in Corea e Giappone e meno del 10% in Italia, a più del 30% in Ungheria, Nuova Zelanda, Messico e Stati Uniti. Più di un adulto su quattro è obeso in Australia, Canada, Cile, Sud Africa e nel Regno Unito. Oggi, più di un adulto su due e quasi uno su sei bambini sono in sovrappeso o obesi nell'area Ocse. Ogni anno 57mila morti per complicanze dell’obesità.

E’ una vera emergenza sanitaria. Il problema inizia dall'infanzia: ormai 1 bambino italiano su 3 è in sovrappeso e 1 su 4 è obeso. Ma non solo, l’obesità anche a causa delle sue comorbidità, rappresenta un costo significativo per il Ssn: circa 4,5 miliardi di euro nel 2012. Perdere peso, ma soprattutto non riacquistarlo nel tempo, sembra una missione impossibile se si analizza la salute della popolazione mondiale. Ma davvero è così difficile perdere peso? Impossibile se si considera la dieta come un periodo, più o meno lungo, di restrizione calorica senza una modifica dello stile di vita e un cambiamento relativo all’investimento emotivo sul cibo. L’errore è quello di sottovalutare il problema, di procedere con diete fai-da-te e non considerare che ogni regime dietetico ha un riflesso sul metabolismo neuroendocrino. Infatti, secondo il National Health and Nutrition Examination Survey condotta dall’organo americano per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), solo il 15% di pazienti sovrappeso o obesi mantengono un calo di peso del 10% a un anno.

Una possibile spiegazione è la discontinuità nel seguire regimi dietetici troppo rigidi per lunghi periodi, ma esiste anche una spiegazione che è lo sviluppo di meccanismi di adattamento metabolico alla perdita di peso, ed un aumento della fame per la comparsa di modificazioni ormonali che determinano un recupero di peso. In pratica, ogni tentativo di dieta lascia una memoria metabolica che a sua volta sviluppa, nel tempo, dei meccanismi di resistenza alla perdita di peso. Ed è per questi motivi che è il concetto di dieta ad essere sbagliato: non si otterranno risultati duraturi se da un regime di dieta non si passa ad un cambio stabile di stile di vita inteso come alimentazione e attività fisica. 

 La scelta dietetica deve considerare il sesso, l’età, l’entità della massa muscolare, le patologie associate e i farmaci assunti ma anche il tipo di lavoro e le abitudini alimentari magari legate a nazionalità e religione. Se la valutazione della perdita di peso a breve termine è diversa usando schemi nutrizionali diversi, è molto più importante la valutazione dei risultati a lungo termine. Il paziente dovrebbe essere aiutato dal proprio Medico di Medicina Generale ad avere una maggiore consapevolezza del proprio peso e delle abitudini alimentari sbagliate e dovrebbe essere indirizzato allo specialista endocrinologo o nutrizionista non solo quando il danno è fatto.

Sul tema dell’obesità e sui principali temi endocrinologici, la letteratura biomedica si arricchisce di nuovi contributi scientifici con un ritmo molto elevato e ciò rappresenta una grande risorsa ed un’opportunità preziosa, ma pone anche alcune criticità, come il saper distinguere le semplici novità dalle vere innovazioni e l’imparare a portare le migliori evidenze scientifiche all’interno della pratica clinica quotidiana in modo utile e costruttivo. 

Una dieta sostanzialmente mediterranea ricca di frutta e verdura, cereali integrali, con un moderato apporto di grassi, soprattutto insaturi, è quella delineata dalle linee guida per la prevenzione cardiovascolare stilate nel 2016 dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) e da altre 10 Società scientifiche. Le stesse linee guida mettono la correzione dello stile alimentare al secondo posto nella lista degli obiettivi della prevenzione cardiovascolare, dopo l'esclusione del tabacco e prima dell'aumento dell'attività fisica, del controllo del peso corporeo adeguato, e del mantenimento nella norma dei valori pressori e dei livelli di colesterolo LDL e HDL, trigliceridi e emoglobina glicata.

Questo corso di formazione desidera sviluppare nei partecipanti la consapevolezza che per un corretto comportamento alimentare è necessario prendere in considerazione fattori legati all’educazione, alla propria e altrui cultura e quali strumenti utilizzare per una corretta prevenzione.

 

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