Sabato, 25 Settembre 2021

Operazione anti-camorra fiorentina, arresti e sequestri nel Veronese

Un pizzeria nel capoluogo toscano sarebbe stata la base di un clan finito nel mirino di Polizia e Guardia di Finanza. E proprio attraverso la pizzeria il gruppo criminale era riuscito a finanziarsi con soldi pubblici erogati per aiutare le attività economiche

Ha coinvolto anche la provincia di Verona l'operazione denominata Revenge, diretta dalla Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Firenze e coordinata dalla Direzione nazionale antimafia. Un'operazione che oggi, 10 settembre, ha visto impegnati 150 operatori delle forze dell'ordine, tra agenti di polizia e finanzieri, principalmente nel capoluogo toscano, ma anche in alcune località veronesi e delle province di Salerno, Prato, Latina e Potenza. Il loro compito è stato quello di dare esecuzione a 10 arresti (7 in carcere e 3 domiciliari) e 2 interdizioni dall'esercizio di attività professionali rivolte ad un commercialista di Prato e a un consulente del lavoro di Nocera Inferiore. Oltre alle misure cautelari, sono stati anche eseguiti sequestri preventivi di conti correnti e somme di denaro ed il collocamento di un minore in una comunità.

I reati contestati agli indagati sono quelli di associazione a delinquere con l'aggravante mafiosa per aver agevolato un clan camorristico della provincia di Salerno. Un'associazione che traeva profitti da condotte illegali e che si vede accusata di contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché riciclaggio e reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Il centro di questa presunta associazione mafiosa era una pizzeria di Firenze, acquisita da due fratelli all'inizio della pandemia di Covid-19. Secondo le indagini, la pizzeria era il luogo di ritrovo dei membri del sodalizio criminale ed il punto in cui stoccare e ricettare quanto ottenuto dalle loro attività illecite.
Ed è inoltre emerso che la licenza commerciale dell'esercizio pubblico sarebbe stata ottenuta attraverso la presentazione di una falsa dichiarazione, la quale sarebbe stata utilizzata anche per ottenere ingiustamente contributi a fondo perduto e finanziamenti con garanzia statale per 32mila euro. Soldi che erano stati stanziati a sostegno delle imprese in difficoltà a causa della crisi generata dall'emergenza coronavirus. Soldi che potevano essere anche di più, se le forze dell'ordine non fossero intervenute oggi, essendo stati richiesti altri 90mila euro.

I guadagni dal clan sarebbero stati reinvestiti sia a Firenze, sia in provincia di Salerno per finanziare un gruppo camorristico emergente impegnato in una faida con gruppi rivali. Una faida che non si sarebbe combattuta solo nel territorio campano, dato che a questa lotta sarebbe connesso l'episodio avvenuto il 23 febbraio scorso, quando una bomba carta è stata fatta esplodere vicino alla pizzeria fiorentina in cui i malviventi si ritrovavano.

Infine, i reati inerenti il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina fanno riferimento al tentativo di far entrare illegalmente in Italia dei cittadini extracomunitari. Sarebbero coinvolti non meno di 15 cittadini, prevalentemente provenienti dal Bangladesh, ai quali erano richiesti 1.500 euro per ogni pratica di assunzione. In sostanza, il gruppo criminale aveva centinaia di copie di documenti di identità di cittadini extracomunitari e falsi contratti di assunzione. Documenti che servivano agli immigrati per avere le carte in regola per arrivare in Italia.

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