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Donna tenuta prigioniera per due settimane, il racconto della liberazione

Per 14 giorni, una 44enne polacca è stata tenuta chiusa in uno di quei cassoni che si usano durante la raccolta della frutta a Sommacampagna

 

Ha ringraziato e poi ha respirato l'aria della libertà a pieni polmoni. Questo ha fatto la donna polacca di 44 anni, rimasta segregata per due settimane in un bins, uno di quei contenitori in plastica che vengono utilizzati durante la raccolta della frutta. I primi che l'hanno soccorsa sono stati l'agente Michelaletizia Lanzino e il sovrintendente Andrea Veronese della sottosezione di Verona Sud della polizia stradale. Sono stati loro i primi a raggiungere il posto dell'autostrada A4, vicino a Sommacampagna, dove alcuni operai avevano sentito le grida d'aiuto della donna.

La 44enne è salva perché la sua voce è stata sentita da alcuni lavoratori che stavano sfalciando il ciglio dell'autostrada. La donna si trovava in un cassone posto sopra ad un rimorchio. Sopra di lei aveva altri bins pieni di mele e la pila era stata coperta da un telo di nylon fissato con delle cinghie. Per raggiungerla, i poliziotti hanno rotto la rete che delimitava il campo e in seguito l'hanno liberata. La 44enne ha provato anche a raccontare quello che aveva vissuto, ma a causa dello shock i dettagli che forniva sembravano senza capo né coda.

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Il caso è poi passato in mano ai carabinieri, giunti sul posto con i militari della compagnia di Villafranca. Erano stati proprio i carabinieri a raccogliere la denuncia di scomparsa della donna, fatta dai figli, i quali dalla Polonia sono arrivati in Italia per cercare la madre. Non avevano sue notizie dal 14 agosto. Da quel giorno era iniziata la prigionia della donna, che per due settimane è stata tenuta in condizioni inquietanti. Al caldo di giorno e al freddo di notte. Ogni tanto le veniva portata una mela e dell'acqua. La donna aveva anche problemi di salute, doveva prendere delle medicine che per due settimane nessuno le ha portato. Era visibilmente deperita, costretta a vivere in uno spazio angusto e in condizioni igieniche terribili.

Le forze dell'ordine hanno evidenziato i reati di sequestro di persona e tortura. Di questi reati sono stati accusati R.T., proprietario dell'azienda agricola in cui lavorava la 44enne e compagno della vittima, e P.N., giovane polacco, dipendente di R.T. e succube dell'uomo. R.T. è stato subito arrestato e ha cercato di minimizzare. Poche ore più tardi è stato fermato anche P.N., il quale aveva forse capito che per lui era meglio scappare. I carabinieri lo hanno fermato prima che potesse fuggire.

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