I luoghi della cultura a Verona: la Provianda di Santa Marta

La Provianda Santa Marta è un complesso di archeologia industriale di recente ristrutturazione e oggi sede dei dipartimenti di Economia aziendale, Scienze economiche, Scienze giuridiche, nonché sede della nuova biblioteca economica Smec

La Provianda di Santa Marta in uno scatto del 1866

Lo stabilimento della Provianda di Santa Marta venne costruito dagli Austriaci tra il 1863 e il 1865 in un’area in cui, a partire dal 1212 circa, sorgevano una chiesa e l’annesso monastero. La chiesa, dedicata ori­ginariamente a Santa Maria Maddalena, divenne nel XIX secolo chie­sa di Santa Marta a causa, probabilmente, di un errore di trascrizione nel catasto dei beni del convento e nello stesso periodo venne scon­sacrata e venduta. Acquistata dai cappuccini passò infine nelle mani dell’autorità militare austriaca. Come ne suggerisce il nome, la Provianda era destinata alla produ­zione di pane e gallette, oltre che al deposito e all’amministrazione di altri generi di sussistenza per l’esercito austriaco impegnato nel nord Italia a contrastare le guerre d’indipendenza.

Come è noto, tra il 1815 e il 1866 Verona era divenuta il perno del quadrilatero lombardo-vene­to, una regione fortificata in piena pianura Padana i cui vertici erano le fortezze di Peschiera del Garda, Mantova, Legnago, Verona. Così la città scaligera divenne un’importante base logistica e di riforni­mento per le forze asburgiche delle province italiane. Lo stabilimento della Provianda, costruito nell’area di Campo Marzio, progettato da­gli architetti Andreas Ritter Tunkler, Anton Naredi Rainer e Ferdinand Artmann, si sviluppa in uno spazio rettangolare lungo via Cantarane e, originariamente, doveva consistere di tre edifici. Quello adibito ad entrata, tuttavia, non venne mai realizzato. Due corpi fabbrica affian­cati e quasi identici, il Silos di Ponente e il Silos di Levante, costituivano invece i magazzini, progettati dagli architetti austriaci in modo da re­alizzare le migliori condizioni di temperatura e la miglior difesa contro l’umidità, la fermentazione e la proliferazione degli insetti. I due edifici originariamente erano uniti da ponti in ferro ed erano serviti a terra da un troncone ferroviario.

Annesso al Silos orientale i progettisti avevano, inoltre, previsto un edificio di un solo piano dotato di dispositivi mec­canici per la pulitura e la macinazione. L’edificio più importante del vasto complesso rimane l’ex panificio destinato alla produzione e alla cottura delle gallette e del pane. Esso serviva inoltre da deposito di fa­rine e di altri prodotti, da ricovero e da officina di forni da campagna. È articolato in tre corpi, due laterali minori e uno centrale maggiore ai cui lati interni, formati da mura più spesse, si allineavano dodici forni separati dai corrispondenti spazi per l’impasto e l’infornata.

Con il passaggio di Verona al Regno d’Italia lo stabilimento militare passò sotto la direzione del Regio Esercito che ne mantenne, almeno in parte, la funzione di forno per la panificazione. Da questo momento tuttavia inizia un progressivo ridimensionamento dell’attività di panifi­cazione e gli edifici subiscono numerose trasformazioni. I forni austriaci vengono sostituiti da forni più moderni e solo uno dei due silos, quello di Levante, mantiene la funzione originaria, quello di Ponente invece viene trasformato. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’intero compendio perde la sua funzione produttiva mantenendo quella di deposito materiali e cen­tro di verifica qualitativa delle dotazioni, prevalentemente vestiario, dell’Esercito Italiano.

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