Verona, secessionisti liberi, altri in cella. Parla Chiavegato: "Lega in 20 anni? Renzi ha fatto di più ora"

L'imprenditore e arigiano di Bovolone ed ex leader del "Movimento 9 dicembre" veronese: "Cosa ha portato a casa il Carroccio in fatto di federalismo, equità fiscale e via dicendo? Niente..."

Lucio Chiavegato durante un'intervista a Servizio Pubblico

Ha vissuto sulla sue pelle l’arresto, le accuse e l’incarcerazione. In cella, a Montorio, è rimasto per giorni mentre i suoi erano fuori che protestavano. A loro si è aggiunta la Lega Nord con le rappresentanze dei movimenti indipendentisti. I suoi sodali erano dentro con lui, chi a Brescia e chi a Verona o in altre carceri del Veneto. Ma Lucio Chiavegato, l’imprenditore e artigiano di Bovolone, leader dei “Forconi” scaligeri e del “Movimento 9 dicembre”, la parola non l’ha mai persa. Pronto a patire anche la fame per lo sciopero in cella fino alla sua liberazione. Ma non è mai rimasto in silenzio: ha proclamato più volte la sua innocenza, si è dichiarato “prigioniero politico”. Appena uscito ha voluto mettere delle cose in chiaro. Ha mantenuto una “cordiale” lontananza con i partiti politici, come quello del Carroccio, che hanno anche organizzato una manifestazione per la liberazione dei 24 secessionisti. Come spiega Chiavegato stesso sulle pagine del Corriere Veneto, però

«Non ci interessa la Lega, che è stato un partito di governo per tanti anni», taglia corto Chiavegato. «Quello che sta facendo adesso Renzi nella pubblica amministrazione lo potevano fare loro tempo fa. È che qualcuno negli ultimi anni ha pensato più a governare, che a portare avanti i programmi...». E l'affondo. «Dopo vent'anni, cosa ha portato a casa la Lega in fatto di federalismo, equità fiscale e via dicendo? Niente...». Tanto che Chiavegato, in tempi non sospetti e ben prima della carcerazione, ha fondato con altri un partito il cui nome è un riassunto del programma: «Veneto libero».

Sfanga la Lega, Chiavegato. E se incassano la solidarietà di tutti, in realtà i venetisti avanzano da soli. «Ho mandato un telegramma a tutti sabato mattina. E ai figli di chi è ancora in carcere ho preso le uova di Pasqua», continua il «comandante». «È assurdo che siano ancora dentro. Tra l'altro quelli che sono più deboli, per vari motivi. Qualcuno dovrà rispondere di un'inchiesta allucinante come questa. I Ros, i vari comandanti, i giudici... Tutto basato su delle intercettazioni... Al telefono uno dice mille cose, ma da lì a parlare di terrorismo e di colpo di Stato ce ne passa.... E noi siamo stati in galera senza aver mai rubato o ammazzato nessuno...».

Chiavegato è uno dei sette liberati dal Tribunale del Riesame. Altri otto presunti indipendentisti sono rimasti invece in cella. Rimane dietro le sbarre anche Patrizia Badii, l'altra anima del "Movimento 9 dicembre" scaligero di Soave-San Bonifacio. Con lei anche il marito, Luca Vangelista e Luigi Faccia.

Ma la cosa che più vuole, Chiavegato, sono le apparecchiature che gli hanno sequestrato i carabinieri. Altro che risarcimenti: lui rivuole gli hard disc contenenti le migliaia di foto della sua famiglia. Moglie, figli, vacanze. E anche i concerti rock: Led Zeppelin e Queen, video salvati sui dischi fissi che i leader rivuole indietro.

«E se non recupero quelli allora sì che mi organizzo con un carro armato e me li vado a riprendere...»

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