Verona, secessionisti scarcerati: sette liberi, fuori anche Chiavegato. Altri 5 ai domiciliari

Il Riesame ha ritenuto che per la vicenda dei 24 secessionisti sia competente la Procura di Padova, dato che sarebbe venuta meno la gravità degli indizi per quanto riguarda l'accusa di associazione eversiva finalizzata al terrorismo

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I giudici del Tribunale del Riesame di Brescia hanno disposto la scarcerazione di sette dei secessionisti arrestati a inizio mese. Si tratterebbe di Franco Rocchetta, ritenuto l'ideologo del movimento, Roberto Bernardelli, Lucio Chiavegato, il leader veronese dei Forconi, Riccardo Lovato, Giancarlo Orini, Roberto Abeni e Corrado Manessi. Per Flavio Contin sono stati confermati i domiciliari. Sostituita la misura del carcere con i domiciliari per Tiziano Lanza, Corrado Turco, Stefano Ferrari e Michele Cattaneo.

Il Riesame ha ritenuto che per la vicenda dei 24 secessionisti sia competente la Procura di Padova, dato che sarebbe venuta meno la gravità degli indizi per quanto riguarda l'accusa di associazione eversiva finalizzata al terrorismo. Così facendo il reato più grave ipotizzato è quello della costruzioni di armi: il proverbiale "Tanko", una sorta di escavatore corazzato e armato di cannoncino sulla parte anteriore costruito da alcuni dei venetisti. Il carro armato artigianale, secondo le indagini dei carabinieri, poteva servire a compiere "gesti eclatanti". Essendo stato scoperto a Casale di Scodosia, nel Padovano, i giudici hanno ritenuto di passare il carteggio nella città del Santo. A suscitare molto scalpore era stato l'arresto dell'ex parlamentare, e fondatore della Liga Veneta, Franco Rocchetta assieme alla carcerazione di Lucio Chiavegato, artigiano e imprenditore del mobile, leader del "Movimento 9 dicembre" di Soave-San Bonifacio, nonchè presidente della Life, l'associazione dei Liberi imprenditori federalisti europei. Il blitz del Ros dei carabinieri era scattato all'alba del 2 aprile per bloccare tutta la fronda "indipendentista".

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LE INDAGINI E IL BLITZ - La Procura di Brescia, provincia nella quale secondo le indagini venne formato il "nucleo eversivo" denominato "L'Alleanza", aveva accusato 24 presunti di "terrorismo ed eversione del sistema democratico". Il progetto dell’organizzazione, infatti, oltre alla liberazione di piazza San Marco, avrebbe riguardato l’insurrezione degli strati delle popolazioni del Nord-Italia maggiormente esasperati dalla crisi economica, con la creazione di ambasciate in Paesi amici, già individuati in Serbia e in Svizzera, al fine di ottenere un formale riconoscimento internazionale. Nelle motivazioni di arresto erano state segnalate che, "proprio in relazione alla finalità eversiva del gruppo, è stato sottolineato come l’obiettivo della secessione ottenuta con metodi violenti, e, quindi, al di fuori della civile dialettica politico-ostituzionale configuri un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico".

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