Verona, secessionisti in carcere. Il leader Chiavegato fa sciopero della fame: "Estraneo alle accuse"

Interrogatorio di garanzia in carcere per il gruppo arrestato dai carabinieri. La moglie del mobiliere di Bovolone: "L’indipendenza del Veneto è per Lucio un valore supremo che intende perseguire con ogni metodo lecito"

Lucio Chiavegato (Foto web)

L'imprenditore del mobile di Bovolone, Lucio Chiavegato, già leader del "Movimento 9 dicembre" di Verona e presidente dei fedaralisti della Life, in seguito a colloquio con il suo avvocato, ha comunicato di aver cominciato lo sciopero della fame ad oltranza finché non verrà rimesso in libertà. Chiavegato è in carcere da mercoledì scorso, a seguito dell'operazione del Ros dei carabinieri per smantellare una presunta organizzazione eversiva e armata che mirava alla secessione del Veneto dall'Italia. Da Montorio avrebbe già inviato un primo messaggio, poi rimbalzato sui social network: "Mi ritengo un prigioniero politico e per questo fino alla data del mio rilascio farò lo sciopero della fame e se sarà necessario diventerò il martire per arrivare ad un veneto libero". A spiegare le ragioni dell'ex capo dei Forconi scaligeri, è la moglie, Barbara Benini Chiavegato: "Lucio è illegalmente detenuto nelle carceri dello Stato italiano che non riconosce. L’indipendenza del Veneto è per Lucio un valore supremo che intende perseguire con ogni metodo lecito. I nostri avvocati difensori Luca Pavanetto e Rosa Parenti hanno già esaminato l’ordinanza di custodia cautelare ricavandone una sostanziale inconsistenza delle accuse mosse a Lucio, che non risulta coinvolto in alcuna attività ne viziosa e o criminosa".

Continua la moglie di Chiavegato: "Vi sono intercettazioni di altri coinvolti nelle indagini che qualificano Lucio come del tutto estraneo e disinteressato rispetto alle loro iniziative. Lo stesso Lucio non aveva frequentazione coi soggetti coinvolti da un paio d’anni Anzi esistono intercettazioni sul punto che espressamente dichiarano come Lucio intendesse seguire solo la strada politica".

"Mi sembra incredibile che mio marito debba pagare per colpe o per circostanze che non lo riguardano quando da sempre lui vuole ottenere lindipendenza del veneto per via legale pacifica e democratica Lucio abbraccia e saluta tutto il suo gruppo di amici che hanno la stessa missione, la famiglia e quanti credono in un veneto libero ed indipendente".

INTERROGATORIO - "I miei assisiti - ha detto il legale Pavanetto, al termine degli interrogatori di garanzia in carcere a Montorio di venerdì - hanno risposto a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari di Brescia". "In particolare, per quanto riguarda Chiavegato - ha aggiunto - è emerso un distacco totale dalla vicenda". L'avvocato ha spiegato che "da più di un anno (Chiavegato) non frequentava le persone coinvolte nell'indagine. Ed ha dimostrato che molti aspetti contestati gli erano del tutto sconosciuti, dal particolare delle 'chiavette' fino alla trasformazione del famoso trattore che sarebbe dovuto diventare un carro armato".

Il suo difensore ha di confidare nel fatto che nelle prossime ore possa arrivare un provvedimento di remissione in libertà. "In ogni caso - ha concluso - già sabato domani saremo a Brescia per presentare istanza al Tribunale del Riesame".

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"LIBERATELI" - A chiedere la liberazione dei 24 secessionisti veneti finiti in carcere sono state diverse personalità del mondo politico: dal sindaco di Verona, Flavio Tosi al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che domenica ha organizzato una manifestazione di protesta in piazza dei Signori e sarebbero in arrivo centinaia e centinaia di partecipanti, fino all'ex ministro Maurizio Sacconi (con un tweet "Liberateli subito. Appello per la liberazione dei secessionisti veneti. Perchà la stupidità non è ragione sufficiente per la carcerazione preventiva") e all'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari.

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