Verona, carro armato artigianale: tornano i secessionisti veneti. Otto arresti a Verona, 33 perquisizioni

Tra gli indagati figurerebbero alcune persone vicine al noto gruppo dei “Serenissimi” e i vertici della Life, che avrebbe avuto un ruolo particolarmente attivo durante le contestazioni dei “Forconi”

Il "Tanko" sequestrato dai carabinieri nel Padovano

Sedici arresti in Veneto, di cui la metà solo a Verona e provincia. Sono scattate all’alba di mercoledì le operazioni per arrivare a bloccare i presunti responsabili di un movimento per la secessione del Veneto dall’Italia. Sono così scattati sedici provvedimenti restrittivi e 33 perquisizioni da parte dei carabinieri del Ros, Raggrupamento operativo speciale che si occupa di criminalità organizzata e terrorismo. L’indagine è stata coordinata dalla Procura di Brescia. Ventidue ordinanze di custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari, nei confronti di 24 indagati, a vario titolo, per "associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico" e "fabbricazione e detenzione di armi da guerra". Contestualmente sono state eseguite delle perquisizioni a carico di altri 27 indagati. Questi i numeri dell'operazione. Oltre ai veronesi, finiscono nei guai tre padovani di cui uno membro dei "Serenissimi", tre rodigini, due trevigiani, sei bresciani, un milanese residente a Lecco, e un sardo di Oristano.

In base a quanto si è appreso, arresti e perquisizioni sono state eseguite tra le province di Verona, Padova, Treviso, Rovigo, Vicenza. Solo a Verona e provincia (Bovolone, Isola della Scala, Monteforte e nel capoluogo) gli arrestati sono otto otto. Tra gli episodi contestati ci sarebbe anche la "costruzione di un carro armato da utilizzare per compiere un'azione eclatante a Venezia, in piazza San Marco". Nel gruppo di indagati figurano alcune persone vicine al noto gruppo dei “Serenissimi” e i vertici della Life, l'associazione di Liberi federalisti europei, che avrebbe avuto un ruolo particolarmente attivo durante le contestazioni dei “Forconi” (poi confluite nel “Coordinamento 9 dicembre”) che protesta da mesi contro la politica italiana e il sistema fiscale ritenuto vessatorio per la libera impresa. In manette, tra Verona e provincia, sono finiti il leader Lucio Chiavegato, 49 anni di Bovolone, Patrizia Badii, 51 anni ufficialmente residente a Firenze, Tiziano Lanza, 53 anni, di Bovolone, Andrea Meneghelli, 48, e Corrado Turco, 47, entrambi residenti a Bovolone, Renato Zoppi, 57enne di Monteforte d'Alpone, Elisabetta Adami, 66enne residente a Villafranca e Luca Vangelisti, 53 anni residente a Verona.

Il Coordinamento aveva occupato più volte il casello autostradale di Soave facendolo chiudere e riaprire e causando notevoli disagi alla circolazione. Altre manifestazioni erano avvenute a San Bonifacio, Legnago e a Verona, con una “marcia” verso la sede di Equitalia. In manette anche un ex parlamentare indipendentista, Franco Rocchetta, ideatore della "Liga Veneta" e un altro ex deputato.

L’epicentro degli ultimi intenti secessionisti, secondo quanto appreso, sarebbe stato in un capannone ("L'arsenale") a Casale di Scodosia, piccolo paese nel Padovano famoso per i mobilifici, dove sarebbe stato trovato un carro armato artigianale. Gli indagati, in base alla Procura, avevano pensato di trasformare un escavatore in una sorta di mezzo corazzato utilizzando una pala cingolata e attrezzandolo con videocamera e un cannoncino da 12 millimetri non ancora montato per problemi ai pezzi. Preoccupano anche i piani dell'organizzazione: il mezzo doveva essere utilizzato per un’azione in piazza San Marco a Venezia, con il coinvolgimento di centinaia di persone, alcune delle quali armate. Al riguardo è stato documentato come alcuni militanti dell’organizzazione si siano adoperati per reperire armi leggere attraverso dei contatti con la criminalità albanese, da destinare ai membri dell’organizzazione. Il carro armato sarà trasferito dagli uomini del Ros, nelle prossime ore, nella caserma del genio militare di Peschiera del Garda, attrezzata per custodire attrezzi motorizzati.

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LA SETTA DELL'ALLEANZA - Le indagini hanno documentato una lunga serie di episodi: la costituzione dell’associazione, denominata "L’Alleanza", che ha riunito più organizzazioni secessioniste sotto il comune progetto dell’indipendenza dallo Stato italiano. "L’Alleanza" era stata costituita il 26 maggio 2012, a Erbusco (Brescia), nel corso di una riunione alla quale avevano partecipato rappresentanti di "Brescia Patria", di "Veneto Stato", del movimento indipendentista sardo "Disubbidientzia", nonché alcune figure storiche dei "Serenissimi". Scoperta anche la struttura dell’organizzazione, basata su un nucleo centrale (i cui componenti erano i soli a conoscenza delle iniziative con il "Tanko", nome dato dagli stessi membri) e una precisa ripartizione dei ruoli tra gli associati, con l’attribuzione di compiti specifici, come il "comandante della piazza per la Veneta Serenissima Armata".

L'adesione al progetto indipendentista avveniva attraverso la compilazione e sottoscrizione di schede, contenenti la carica rivestita e le regole tassative da rispettare. Le riunioni avvenivano nelle case degli "associati", nei capannoni delle aziende e in alcuni ristoranti nelle quali, secondo quanto scoperto dai carabinieri, veniva selezionato un pubblico ben preciso e in cui venniva ripercorsa la storia veneta.

VERSO L'INDIPENDENZA: I PIANI - "L’Alleanza" si richiama al programma dei "Serenissimi", ma, seocndo il Ros, con modalità "più aggressive e violente". Nel progetto dell’organizzazione, infatti, oltre alla liberazione di piazza San Marco, era prevista l’insurrezione degli strati delle popolazioni del Nord-Italia maggiormente esasperati dalla crisi economica, con la creazione di ambasciate in Paesi amici, già individuati in Serbia e in Svizzera, al fine di ottenere un formale riconoscimento internazionale. Per ottenere la massima visibilità e vanificare l’intervento delle Forze di polizia, dopo l’azione a Venezia i membri dell’Alleanza avrebbero previsto la realizzazione di una conferenza da organizzare in una capitale europea, ancora da decidere. Per conseguire l’indipendenza del Veneto e di altre regioni italiane, "L’Alleanza" avrebbe svolto anche una diffusa attività di autofinanziamento, che ha consentito di raccogliere finora non meno di 100mila euro, grazie a singole elargizioni e l’apertura, alla "Cassa padana", di un conto dedicato alla raccolta dei fondi.

Inoltre, nel corso delle indagini, sono emersi contatti con altre realtà indipendentiste piemontesi, sarde, campane e siciliane, con l’obiettivo di coinvolgerle nella protesta generalizzata a sostegno di un'azione militare vera e propria. In tale prospettiva, sono state documentate anche attività dedicate alla realizzazione del progetto eversivo, con l’organizzazione di conferenze e manifestazioni di piazza, nonché la costituzione di una sorta di direttorio del nuovo governo "Serenissimo", per le trattative con lo Stato italiano finalizzate alla secessione del Veneto.

"PERICOLOSI" - Considerati più "pericolosi" perchè gli associati, secondo i carabinieri hanno "evidenziato la piena consapevolezza della necessità di alzare il livello di scontro per conseguire gli obiettivi prefissati. Proprio in relazione alla finalità eversiva del gruppo, è stato sottolineato negli ordini di arresto come l’obiettivo della secessione ottenuta con metodi violenti, e, quindi, al di fuori della civile dialettica politico-ostituzionale configuri un comportamento finalizzato all’eversione dell’ordine democratico, violando l’articolo 5 della Costituzione che sancisce il 'principio della indivisibilità della nazione'. Peraltro, l’ipotesi del salto di qualità compiuto dall’Alleanza trova riscontro nella dichiarata determinazione ad utilizzare le armi e nella fabbricazione di strumenti idonei al raggiungimento dello scopo, come il carro armato".

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LE INTERCETTAZIONI - In base alle trascrizioni delle intercettazioni, si deve ad un veronese, Tiziano Lanza di Bovolone, la telefonata in cui ammette di voler instaurare "un clima di terrore" avendo a disposizione "un altro carro armato gigantesco". Il 53enne sarebbe stato "sempre impegnato in azione di reclutamento e finanziamento". Al telefono avrebbe invitato i politici ad andarsene dall'Italia e chiedere "perdono per 147 anni di crimini contro la nostra popolazione e di ruberie. Andatevene e vivrete, rimanete e morirete.. poichè instaureremo veramente il clima di terrore, sai come ci divertiremo, la mafia anche qua...".

Nella lunga conversazione Lanza avrebbe ammessso anche il piano su San Marco: "Se riusciamo ad andarci con un mezzo così gigantesco, invece di otto forse saremo in ottocento, ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcuno appostato con mitra e tutto e ci sarà anche gente all’estero, come me, che convocherà una conferenza stampa. E quando l’azione sarà fatta sarà coordinata mezza Italia perchè lo faranno anche i piemontesi, lo faranno anche i sardi, ciascuno nel loro sistema, ma sarà sincronizzato con la nostra, perfino la "napulitania", vogliono chiamarsi così".

Nel caso dei Serenissimi, invece, i mezzi blindati utilizzati erano talmente rudimentali da non poter essere usati in modo ripetibile, elemento che ne aveva impedito la qualificazione di armi, come sancito all’epoca dalla sentenza della Corte d’Assise d’appello di Venezia.

IL FILMATO DIFFUSO DAI CARABINIERI

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LA CONFERENZA DELLA PROCURA DI BRESCIA E IL ROS DEI CARABINIERI

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