Pietro Maso è stato assolto nel processo per le minacce alle sorelle

In due telefonate aveva detto di voler "finire il lavoro che aveva iniziato". Parole dette però durante un periodo di turbamento e dietro le quali non si possono ravvisare delle reali intenzioni

Pietro Maso (foto di repertorio)

Assolto perché il fatto non costituisce reato. Si è chiuso così il processo che vedeva imputato Pietro Maso con l'accusa di minacce grave. Il 46enne veronese, che aveva scontato la sua lunga pena per il duplice omicidio dei genitori a Montecchia di Crosara, era tornato in libertà ma dopo qualche anno è dovuto di nuovo entrare in aula di tribunale. Questa volta però ne è uscito da uomo innocente.

Tutto è nato da due telefonate fatte da Maso nel marzo del 2016. In quelle due conversazioni, l'uomo aveva detto di voler finire il lavoro che aveva iniziato, lasciando intendere di voler uccidere le sorelle prima di suicidarsi. Minacce che in un primo momento sono sembrate attendibili, tanto da dover mettere sotto protezione le sue sorelle, mentre a lui veniva notificato un foglio di via per allontanarlo da Milano. Con il passare del tempo però, la situazione è andata via via normalizzandosi. Maso è entrato in una comunità e la protezione alle sorelle è stata tolta. Le accuse però sono rimaste in piedi, fino all'assoluzione decisa dal giudice Guido Salvini.

Le motivazioni della sentenza sono state riportate da Andrea Priante sul Corriere del Veneto. Il giudice, pur senza sminuire l'accaduto, non ha ritenuto fondate le minacce di Maso, perché non sono state mosse direttamente alle sorelle ma a terze persone. Inoltre, l'ex moglie e le stesse sorelle di Pietro Maso hanno dichiarato che nei giorni in cui pronunciava quelle parole allarmanti l'uomo stava attraversando un grave stato di turbamento. Maso era agitato, soffriva di sbalzi d'umore, e non si può trovare in lui la chiara volontà di mettere in pratica quanto minacciato. Tanto è vero che i due episodi sono rimasti isolati e non si sono più ripetuti.

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