Elezioni 2018: exploit M5S e Lega, crollo Pd. Difficile formare un Governo

La Lega al Nord in particolare e il Movimento 5 Stelle al Sud fanno man bassa di voti, ma formare un Governo da soli è impossibile per entrambi gli schieramenti e ora la palla passa al Presidente Mattarella

Affluenza alle urne che si attesta intorno al 73% e risultato netto con la vittoria nazionale del Movimento 5 Stelle per quanto riguarda i singoli partiti e la coalizione del centrodestra davanti a tutti. Tra i dati più evidenti, il crollo su scala nazionale e locale, a Verona come in molti altri Comuni veneti, del Partito Democratico, a tutto vantaggio degli exploit di Lega e dello stesso movimento pentastellato.

La situzione a Verona

Nel collegio uninominale per la Camera a Verona è stato eletto il candidato leghista Vito Comencini con una schiacciante vittoria (40, 87%) sui diretti rivali Alessia Rotta (25,62%) e Marcella Biserni (22,47%). All'uninominale del Senato, quando mancano ancora poche sezioni da scrutinare, appare ormai certa l'elezione e riconferma del Senatore veronese Paolo Tosato che stacca tutti attestandosi attorno al 46% delle preferenze. Dietro di lui, il candidato del M5S Gabriele Martino Pernechele sembrerebbe in vantaggio su quello del Pd Giovanna Zago. 

Per quanto riguarda Verona, da registrare l'affermazione della Lega di Salvini che nel collegio uninominale di Verona è il primo partito in termini assoluti con il 23,46%, seguito dal M5S che al secondo posto con il 22,22% scavalca il Pd fermo al 20%. Piuttosto deludente il risultato ottenuto dall'ex sindaco scaligero Flavio Tosi, con il suo partito di riferimento Noi con l'italia che nel collegio uninominale di Verona va appena oltre la soglia del 3% alla Camera, mentre al Senato si ferma addirittura all'1,71%.

La situazione in Veneto

Il centro destra vince tutto in Veneto quando, secondo l'osservatorio del Consiglio Regionale con il 94% delle sezioni che hanno chiuso lo scrutinio, raggiunge il 48%. Tra le figure di spicco ad essere elette all'uninominale c'è Renato Brunetta (Fi) (collegio di san Donà di Piave nel veneziano) ma a segnare un'autentico exploit è la Lega che segna il 33% delle preferenze con una crescita esponenziale rispetto all'11% delle precedenti politiche del 2013 risultato segnato da Forza Italia che ha visto invertiti i ruoli. Secondo il M5s che registra un 24,5% mentre è crollo per il Pd che mai, con il 16,5, è stato così in basso. Nel 2013 aveva fatto il 23%.

La situazione in Italia

Come detto all'inizio, la coalizione del centrodestra (Lega, FI, Fratelli d'Italia, Noi con l'Italia) è nel complesso davanti a tutti con il netto sorpasso di Salvini su Berlusconi, ma senza i voti necessari per avere la maggioranza dei seggi nelle Camere e poter quindi sperare di formare da soli un Governo. Il Partito Democratico fa invece registrare un netto crollo, faticando a raggiungere il 19% alla Camera e attestandosi poco al di sopra al Senato: un risultato peggiore di circa 6 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2013 (passate alla storia per l'oramai celebre commento «siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto» di Bersani) e che potrebbe anche convincere Renzi a fare un passo indietro. A farla da padroni per quanto riguarda i singoli partiti sono infatti i 5 Stelle che con circa il 32% delle preferenze sia alla Camera che al Senato, risultano essere la prima forza in assoluto del Parlamento.

Impossibile, tuttavia, anche per il movimento pentastellato "andare da soli" e formare un Governo, i voti non bastano per centrare i numeri magici per avere la maggioranza: "316" seggi alla Camera e "158" seggi al Senato. Inevitabile dunque che si pensi a qualche coalizione, tra le più probabili quella M5S con la Lega di Salvini, per quanto rappresenterebbe per entrambi in termini politici un "rischio" in termini di credibilità sotto molti aspetti. Meno probabile, per quanto non da escludere a priori, un potenziale asse M5S-Pd. Da rilevare invece come il fantomatico "inciucio" della vigilia, tra i "moderati" di centrodestra e centrosinistra (Forza Italia e Partito Democratico), sia di fatto già naufragato dopo le performances ben al di sotto delle aspettative da parte di entrambi gli schieramenti e senza quindi i numeri effettivi per comporre una maggioranza.

Ad ogni modo, ora la palla passa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che dovrà decidere, una volta divenuti ufficiali tutti i risultati, a quale forza politica affidare l'incarico per cercare di comporre una maggioranza e quindi un Governo. Impresa quanto mai ardua, tanto che non si può escludere il ritorno al voto, possibilmente con una nuova legge elettorale, ma al momento le bocce sono ancora tutte da muovere.

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