Elezioni e risiko maggioranza, sfida Lega - M5S. Pd a picco, Renzi si dimette

Tutti pronti a governare, ma senza i numeri. Salvini: "La squadra con cui lavorare è il centrodestra". Di Maio: "Noi rappresentiamo l'Italia intera, la Lega solo il Nord, spetta a noi il Governo". Pd: "Così male che a Verona alziamo la media". E arrivano le dimissioni di Renzi

Il leader M5S Luigi Di Maio e quello della Lega Matteo Salvini

«Sinistra e centrosinistra sono andati così male che per la prima volta a Verona alziamo la media». Sintesi stringata almeno tanto quanto puntuale e che rende bene l'idea dello scenario complessivo post voto in Italia. Le parole sono di Elisa la Paglia, consigliere in Comune a Verona per il Partito Democratico. Renzi dal canto suo, ha annunciato verso le 18 che si dimetterà dal ruolo di segretario, ma solo dopo l'insediamento del nuovo governo.

Il fronte Lega, Zaia: "Salvini leader del centrodestra"

Sull'altro versante è stato il Senatore rieletto della Lega Paolo Tosato a fornire un'altrettanto chiara sintesi del voto: «È stato un risultato storico e straordinario per la Lega! Grazie a tutti!». Entusiasta per il risultato ottenuto dalla Lega di Salvini anche il vicesindaco di Verona Lorenzo Fontana, il quale ha spiegato così le ragioni del voto che ha visto il suo partito arrivare a conquistare il 17,7 % alla Camera e il 17,9 % al Senato: «Il voto alla Lega è stato un voto per il cambiamento e un voto contro le élite europee, che vorrebbero uomini schiavi delle multinazionali e dei consumi. È arrivato il tempo di mettere la persona davanti all'economia ed attuare la rivoluzione del buon senso».

Anche il presidente della regione Veneto Luca Zaia si è detto sicuro che il risultato elettorale incoroni Matteo Salvini quale "vincitore morale", lasciando quindi intendere che sia oggi lui la persona più indicata per cercare di formare un Governo: «Oggi penso che il vincitore morale di queste elezioni sia Matteo Salvini. Come dicevo io in tempi non sospetti, - ha aggiunto poi Zaia - la politica del futuro non è quella degli schieramenti ma delle leadership e Salvini ne esce consacrato. A lui passa il testimone del centrodestra: avrà la grande responsabilità della guida di questa coalizione e dall'altro di cercare il ruolo cardine nella formazione di una maggioranza di governo».

Manco a dirlo, ovviamente, è anche Salvini stesso ad essersi subito autoproclamato punto di riferimento imprescindibile per la formazione di una maggioranza: «Sono uso a rispettare gli impegni presi, ne abbiamo uno con chi ci ha votato che intendiamo rispettare insieme alla coalizione di centrodestra, con la quale abbiamo il diritto e il dovere di governare i prossimi anni. Ho letto tante analisi su coalizioni "strane", ma io prima del voto ho detto come era mio dovere fare che da Presidente del Consiglio avrei ascoltato tutti e parlato con tutti, ma la squadra con la quale lavorare è e resta quella del centrodestra».

Di Maio: "Il M5S rappresenta tutta l'Italia, non la Lega"

Resta però uno scoglio per la coalizione del centrodestra: i numeri. La disfatta elettorale del Pd non ha infatti spianato la strada a un Governo guidato da Salvini e sostenuto dai diretti alleati, poiché nel mezzo si colloca un terzo schieramento che, singolarmente, è stato il più votato dagli italiani, vale a dire il Movimento 5 Stelle con Luigi Di Maio che altrettanto perentoriamente ha parlato di «un’emozione indescrivibile per quello che stiamo vivendo in queste ore».

Insomma, anche i pentastellati ritengono di aver vinto le elezioni, e lo stesso Di Battista ancora nella serata di ieri aveva detto: «Tutte le forze politiche dovranno ora confrontarsi con noi, secondo le nostre regole». Il che, in teoria, tradotto significherebbe, più o meno, trovare una maggioranza alleandosi con un altro partito che consentirebbe di raggiungere il numero di seggi indispensabili sia al Senato che alla Camera, ma senza "accordicchi", senza scambi di poltrone, senza do ut des...con una squadra di ministri già pronta alla vigilia delle elezioni e che ora si tratterebbe solo di dover confermare.

Di Maio questa mattina ha poi specificato che il Movimento 5 Stelle «è rappresentativo dell'intera Nazione, a differenza invece di altre forze politiche che restano territoriali (la Lega ndr) e questo fa di noi la vera realtà politica che dovrà formare il prossimo Governo. E noi siamo pronti ad assumerci questa responsabilità, lo dico a voi, agli italiani, ma anche a tutti gli investitori all'estero. Oggi per noi inizia la Terza Repubblica e siamo fiduciosi che il Presidente Mattarella sappia gestire come ha sempre fatto anche questa situazione». 

Proviamo a dare i numeri

La legge elettorale in prevalenza proporzionale ha dato come risultato l'assenza di una maggioranza certa nelle due Camere del Parlamento. Non vi era alcun premio di maggioranza previsto, e nessun partito ha sfondato la soglia del 40% che ai fini della redistribuzione dei seggi sarebbe comunque risultata utile ad ottenere una maggioranza parlamentare, per quanto precaria. La situazione è quindi quella, sulla carta, dell'ingovernabilità, salvo che due o più forze politiche mettano insieme i loro voti e trovino accordi programmatici di Governo.

Il primo passo ufficiale della nuova legislatura sarà il 23 marzo con l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. A fine mese, invece, verranno ricevuti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella i vari rappresentanti dei partiti, per provare a dare il via alla nascita di un esecutivo dopo le consultazioni al Quirinale. Nel frattempo i partiti avranno modo di "dilettarsi" con i numeri: 

SENATO - Ecco alcuni possibili scenari al Senato con la distribuzione dei seggi che ancora deve però essere ufficializzata: al Senato servono 158 seggi per avere la maggioranza assoluta e il Movimento 5 Stelle dovrebbe poter contare su circa 112 seggi, mentre la Lega su 57 seggi e il Pd su 48 seggi. Numericamente possibile dunque un'alleanza tra M5S e Lega con magari i 16 seggi di Fratelli d'Italia a supporto, oppure anche tra M5S e Pd, magari senza più Renzi alla guida del partito e con Liberi e Uguali che faccia da "collante" oltre che portare in dote i suoi 8 seggi. Totalmente impraticabile il cosiddetto "inciucio" tra Pd e Forza Italia che insieme arriverebbero appena sotto quota 100 seggi in totale.

CAMERA - Anche alla Camera la situazione è piuttosto complicata: la maggioranza si avrebbe con 316 seggi, ma nessuna forza politica o coalizione "naturale" è in grado di esprimere numeri simili. Dunque, anche qui si tratta di forzare il gioco: mettendo insieme M5S e Pd si avrebbero i 226 seggi dei primi che si sommerebbero ai 135 dei democratici, ai quali poter aggiungere i 16 di Liberi e Uguali per arrivare a un totale di 377 seggi. Se si tentasse la via dell'alleanza a destra con Salvini e Fratelli d'Italia, oltre ai Cinque Stelle, il risultato sarebbe analogo: 123 seggi Lega, più i 226 dei grillini e i 28 di Fratelli d'Italia la cifra sarebbe sempre 377. L'ipotesi "inciucio" di fatto anche in questo caso è ininfluente, con Forza Italia ferma a quota 94 seggi che si sommerebbero ai 135 del Pd restando ben lungi da quota 316.

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