Chiuso a Verona il Forum Eurasiatico con un record di partecipazione

Presidente dell'associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia Antonio Fallico: «1.178 iscritti in rappresentanza di piccole e grandi imprese, italiane e internazionali»

Antonio Fallico

Il clima geopolitico certamente non ideale non ha impedito al XII Forum Eurasiatico di battere il record di partecipazione, con 1.178 iscritti in rappresentanza di piccole e grandi imprese, italiane e internazionali. Dopo 12 anni, dal forum nasce un movimento che non è politico ma che fonda le proprie direttrici sulla democrazia del business senza confini.

Lo ha detto a Verona in chiusura del Forum Eurasiatico, il presidente dell'associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia Antonio Fallico, il quale ha dato l'appuntamento all'anno prossimo per l'edizione numero 13 del forum, in programma sempre a Verona il 22-23 ottobre.

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(Antonio Fallico)

Il reale interesse dell'Unione Economica Eurasiatica e della Russia è che l'Unione Europea sia quanto più compatta, forte e indipendente per cogliere appieno le grandi opportunità di business che si aprono nello spazio eurasiatico sino alla Cina e all'India, non solo per produrre ricchezza per i Paesi europei ma anche per concorrere allo sviluppo dell'economia internazionale, che è presupposto indispensabile per il mantenimento della pace - ha dichiarato Fallico - Il problema non consiste nello scegliere tra UE, l'UEE o la Belt and Road Initiative. Le tre organizzazioni sono complementari e possono operare sinergicamente. A tale riguardo preoccupa constatare che il Vecchio Continente, che per migliaia di anni è stato il faro della civiltà mondiale e vanta una grande cultura umanistica e industriale, è percorso da forti movimenti separatisti, populisti, xenofobi e sovranisti. L'Unione Economica Eurasiatica e la Russia hanno altrettanto interesse nel disgelo delle loro relazioni politiche ed economiche con gli Stati Uniti, che possono svolgere un ruolo vitale per lo sviluppo economico mondiale e per disinnescare i conflitti bellici che attualmente affliggono varie regioni del mondo, causando un flusso migratorio di dimensione biblica di poveri disperati dall'Asia e dall'Africa verso l'Europa. Non possiamo, tuttavia, non ricordare la delicatezza, se non la criticità, dell'attuale situazione internazionale che minaccia seriamente non soltanto lo sviluppo dell'economia, ma anche la pace nel mondo. È urgente rendersi conto che per il bene di tutti è necessario passare da una concezione monopolare della governance mondiale a quella multipolare.

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