Spende 9 mila euro per un depuratore per la casa: «Non serve, l'acqua è già potabile»

Ad incappare in questo errore è stato un uomo di Castelnuovo del Garda, che si è poi rivolto all'associazione Consumatori 24, la quale mette in guardia i cittadini dall'acquisto di questi dispositivi

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Le vendite porta a porta sono tuttora molto diffuse e una di queste prevede l'acquisto di un impianto di depurazione, il quale viene solitamente presentato come utile a purificare le acque sporche e contaminate da scorie, cloro e sostanze cancerogene che fuoriescono dai rubinetti delle nostre case.
Come però ci ricorda l'associazione Consumatori 24 "l’acqua è un bene primario e ci viene fornito già depurato e potabile in tutto il territorio nazionale", la quale inoltre evidenzia come sia "giusto che l’acqua contenga un corretto quantitativo di sali e pertanto un sistema di filtraggio non risulta necessario". 

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La stessa associazione però avrebbe raccolto segnalazioni di casi in cui alcuni venditori, facendo leva sulle paure del cittadino, avrebbero esposto dati fittizi sull’incidenza tumorale e malattie cardiovascolari causate dalle sostanze nocive presenti nell’acqua. 
Un tranello in cui si sarebbe imbattuto il signor T.A., residente a Castelnuovo del Garda, il quale ha ricevuto la visita di un rappresentante di un’azienda del settore, con sede legale a Palermo, che ha convinto il potenziale cliente all’acquisto di un dispositivo di depurazione del valore di oltre 9mila euro.
Dopo la sottoscrizione del vincolante contratto, quando i termini di recesso risultavano dal contratto scaduti, il malcapitato era stato indotto ad aprire un finanziamento per il pagamento rateizzato poiché diversamente avrebbe dovuto saldare l’intera somma in un’unica soluzione. Tuttavia il Sig. T.A, una volta vistosi installare il dispositivo e, insoddisfatto, resosi conto dell’errato acquisto, ha provveduto tempestivamente a rivolgersi all’Associazione Consumatori 24. Determinante è stato il recente intervento di quest’ultima, la quale, verificando che i termini di recesso di annullamento del finanziamento non erano di fatto decorsi e che il contratto principale era basato su un bene dalla discutibile utilità che avrebbe reso di fatto nullo l’accordo negoziale, è riuscita a giungere ad un accordo di saldo e stralcio: con poche centinaia di euro il depuratore è stato restituito ed il contratto di finanziamento annullato. 

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