Gli promettono una donazione per la chiesa, prete vittima di una truffa da 5mila euro

Il finto medico, il complice "svizzero" e vittima un prelato, storia di una truffa a Verona

Il Dott. Di Benedetto della questura di Verona

La chiamano "truffa all'americana", o anche "pigeon drop" in inglese (che potremmo tradurre come "colpo del piccione"), ma è inevitabile che alla mente richiami scene da film del tutto nostrani come Totòtruffa '62. Non si tratta però di una commedia questa volta, bensì di un cruda vicenda di cronaca che ha visto protagonista, nel ruolo di vittima, un anziano prelato di una parrocchia di Borgo Trento a Verona. Il prete, un ottantenne, era stato originariamente contattato da un presunto medico, in realtà l'uomo poi arrestato dalla polizia, il quale aveva riferito di voler cedere alla chiesa un cospicuo lascito in denaro, facendo una donazione di circa 40mila euro.

L'incontro in canonica e la comparsa dello "svizzero"

Il giorno 20 settembre scorso, il prelato e il sedicente benefattore, tale V. B. presentatosi come medico "Dr. Visentini", ma in realtà originario di Bologna e già con altri precedenti per truffa, si erano dati appuntamento per discutere della donazione. Proprio mentre i due stavano parlando all'esterno della parrocchia, è quindi avvenuta l'entrata in scena dell'altro complice. Quest'ultimo, dopo essersi avvicinato alla coppia d'interlocutori, fingendosi un semplice cittadino straniero di passaggio, ha quindi spiegato di essere giunto appositamente dalla Svizzera per cercare un medico, inventandone ovviamente le generalità, al quale avrebbe voluto lasciare un'ingente somma di denaro. A quel punto, il V. B./finto medico "Dr. Visentini", facendosi forte della propria falsa identità, si era affrettato a spiegare dinanzi al prelato che il suo "collega" medico era purtroppo recentemente venuto a mancare.

Due donazioni in un giorno, o due fave per un piccione

La macchina della truffa era dunque ormai ben avviata: non sapendo più che fare del denaro che originariamente avrebbe voluto dare al medico ormai morto, lo "svizzero" ha quindi lasciato intendere al prelato di voler anch'egli effettuare una donazione alla chiesa. Il prete, abilmente circuito dai due complici, è stato quindi convinto dai due truffatori che nel giro di breve tempo avrebbe ricevuto, non una, bensì addirittura due importanti donazioni. Tuttavia, per effettuare ufficialmente le transizioni di denaro, i due complici hanno quindi convinto il parroco della necessità di presentarsi tutti e tre da un notaio, chiedendo che le relative spese per svolgere la pratica fosse per l'appunto il prete stesso a sostenerle. Quest'ultimo, persuaso dai due truffatori e forse anche confuso dalla prospettiva di una così importante donazione futura, si è quindi deciso ad andare in banca, sempre su suggerimento dei due complici, per prelevare 5mila euro con i quali sostenere le spese notarili.

Dott. Di Benedetto, questura Verona e sullo sfondo l'arrestato Verde Bruno-2

Il Dott. Di Benedetto della questura di Verona

La marca da bollo

Dopo essere stato in banca ed aver effettuato il prelievo, il prelato ha fatto ritorno alla parrocchia, dove ad attenderlo vi era un'auto con al volante lo "svizzero" e il presunto "Dr. Visentini" all'esterno. Questi aveva con sé una valigetta 24ore ricolma di denaro, probabilmente falso sostengono oggi gli inquirenti, ma anche una busta vuota. Il sedicente medico ha quindi spiegato al prete che quello nella valigetta era il denaro della donazione, mentre i contanti appena prelevati in banca sarebbero dovuti essere messi nella busta da consegnare poi insieme al notaio.

Ormai completamente in balìa dei suoi aguzzini, il prelato si è ulteriormente fidato di queste parole e, una volta inseriti i 5mila euro nella busta all'interno della valigetta del presunto medico, tutti e tre i protagonisti di questa storia si sono avviati in auto alla volta dello studio notarile. Studio che però non hanno mai raggiunto, poiché all'appello mancava ancora l'ultimo tassello della truffa. I due complici, infatti, mentre viaggiavano in compagnia del prete a bordo dell'auto, hanno fatto presente la necessità di acquistare una marca da bollo, ovviamente indispensabile per svolgere la pratica dal notaio, accostandosi così con l'auto vicino ad una tabaccheria e chiedendo al prelato di scendere per effettuare il semplice acquisto. Una volta smontato dalla vettura il prete ed indirizzatosi verso il bar tabacchi, i due complici sono quindi potuti fuggire con i suoi 5mila euro saldamente protetti nella loro valigetta.

Ingenuo, ma non troppo

Qualcuno potrà forse pensare, leggendo questa storia, che certo il prete in questione ha forse peccato di troppa ingenuità, o comunque di eccessiva "buona fede". In realtà la cosiddetta "truffa all'americana" sfrutta un meccanismo psicologico ben preciso, al quale forse nessuno è del tutto estraneo, vale a dire la disponibilità a concedere fiducia ad un estraneo dopo che ci sia stata prospettata una facile e repentina fonte di guadagno. Ma in ogni caso, il prelato ha dimostrato proprio nel momento più difficile, quello della rapida fuga col malloppo dei due complici, di essere più scaltro di quanto non possa essere apparso finora.

Il prete, infatti, una volta compreso finalmente di essere stato truffato, ha avuto il rflesso essenziale di annotarsi il numero di targa dell'auto in fuga, una Mercedes classe A. Vettura che è risultata poi essere intestata proprio al bolognese V. B., il presunto "Dr. Visentini", consentendo così agli uomini della questura scaligera di risalire fino a lui. L'arresto del truffatore è avvenuto nella sua abitazione bolognese nel corso della giornata di ieri, giovedì 7 febbraio, mentre in seguito alla convalida il Gip Vacca ne ha disposto la custodia cautelare in carcere con l'accusa di "truffa aggravata". Per quanto riguarda invece l'altro complice, il cosiddetto "svizzero", gli inquirenti sono al momento ancora sulle sue tracce.

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