TAV bloccata, D'Arienzo minimizza. Il Comitato: "Il SI del CIPE non basta"

Per il deputato del Partito Democratico si tratta di una "tempesta in un bicchiere d’acqua", ma per i "Cittadini contro il disastro Tav" la questiona ha invece un'importanza maggiore

"Una tempesta in un bicchiere d’acqua". Così Vincenzo D’Arienzo, deputato del Partito Democratico, ha commentato lo stop della Corte dei Conti dell’istruttoria relativa alla tratta TAV Brescia/Verona.

I documenti ci sono tutti tanto che il CIPE ha deliberato ancora sei mesi fa, in particolare le risorse che servono e la verifica sugli impatti di finanza pubblica.
La sospensione dell’istruttoria per il controllo preventivo di legittimità della Corte dei Conti rientra nelle normali dinamiche verificatorie. Oltre che garanzia perché tutto sia in ordine, rilevo che la decisione della Corte dei Conti sia dovuta ogni qual volta ci sia un dubbio - ha proseguito il politico veronese -. È più che giusto controllare bene e tutto, ma esultare perché si compie una verifica ulteriore è davvero imbarazzante.
La tratta in questione è stata finanziata con 1.892 milioni di euro sul totale di 2.499 milioni dell’intera opera e l’inizio dei lavori era previsto entro la prossima primavera. Ci sono i tempi per farlo e auspico - ha concluso il deputato del PD - che il Ministero chiarisca quanto prima le questioni sollevate affinché Verona possa avere questa importantissima infrastruttura ferroviaria che ci consentirà di guardare ancora più da vicino l’Europa.

Le parole del Democratico non hanno convinto però il comitato "Cittadini contro il disastro Tav", che ha replicato tramite una nota diffusa da Daniele Nottegar. 

Abbiamo letto quanto dichiarato dall’ onorevole Vincenzo D’ Arienzo circa il rinvio del progetto TAV al ministero dell’ economia e delle finanze da parte delle Corte dei Conti.
Il fatto che il CIPE abbia approvato il progetto non è sufficiente per garantire la copertura finanziaria e la certezza dei costi di cui infatti si occupa la Corte dei Conti.
Tra l’ altro l’ onorevole si dimentica che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel verbale della seduta del 15 dicembre 2016 ha evidenziato che il progetto TAV della Brescia-Verona è talmente inadeguato, anche in materia di sicurezza delle opere e di obsolescenza delle normative utilizzate per la redazione del progetto, da aver ottenuto il parere negativo dell’Assemblea del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha aspramente criticato la progettazione nonché l’inadeguatezza, anche tecnica, delle soluzioni adottate in base a della normativa ampiamente superata ed ha invitato il Governo a rivedere completamente il progetto.
La sensazione evidentissima che si ricava dall’approfondimento delle questioni direttamente o indirettamente connesse alla progettazione dell’Alta Velocità è quella di una situazione in cui ha avuto importanza solamente l’aspetto economico (scegliendo il progetto in assoluto più dispendioso) ed invece non sembra essere stata adeguatamente valutata la situazione ambientale ed economica del territorio (turismo, agricoltura ecc.), nè sembra essere stata comparata la situazione ambientale con le esigenze da perseguire con la tratta ferroviaria, anche a livello di valutazione degli interessi prevalenti né, infine, sembrano essere state valutate soluzioni alternative praticabili e rispondenti a ciò che chiede l’Europa.
E' utile ricordare all'onorevole che riguardo i costi dell’opera, nel primo rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Ue (relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo - Relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione del 03/02/2014) si può leggere: “L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”. 
Questa più che opera importantissima è un’opera carissima che costa circa 10 volte quello che è costata negli altri stati (pochissimi) dove questo tipo di infrastruttura è stata realizzata.
Una grande opera dal costo altissimo (circa 80 milioni di euro al km) che sia i veronesi che tutti gli italiani pagheranno a discapito delle piccole opere necessarie al territorio come la Verona-Rovigo dove i treni sono carri bestiame oppure come il collegamento metropolitano con l’ aeroporto Catullo, delle scuole che non sono a norma, i super ticket sulla sanità eccetera.

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